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sabato 30 luglio 2011

Sono 2935 gli italiani in carcere all'estero

Come dimostrato dai dati riportati dalla Farnesina sull'annuario statistico, è questo il numero dei cittadini italiani che si trovano detenuti nelle galere del mondo.
Tab.2.38 dell'annuario statistico del Ministero degli Affari esteri
Un numero elevato, di cui poco si parla: per di più se si considera che circa due terzi, sono detenuti in attesa di giudizio.
Il record spetta alla Germania, con 1168 detenuti italiani, poi Spagna, Francia, Belgio e Svizzera. Oltre all'Europa, nel resto del Mondo, il il numero più elevato è detenuto dal Venezuela (76), poi Perù, Usa e Brasile. Sono 67 invece i connazionali incarcerati tra Maghreb e Medio Oriente.
La riflessione è stata riaperta in questi giorni dopo la notizia della condanna all'ergastolo a Varanasi (India) per Tommaso Bruno e Elisabetta Boncompagni per l'omicidio dell'amico Francesco Montis.
Tra i quasi tremila italiani in regime di restrizione, sicuramente ci saranno molti colpevoli - senza dubbio, e con piena fiducia sulle indagini delle varie autorità locali - molti si saranno macchiati di crimini inscusabili, come la coppia a Varanasi, ma molti altri probabilmente potrebbero essere prosciolti, dopo il processo.
Processo, che comunque sarà difficile perché condotto in una lingua straniera, non sempre conosciuta a dovere e con diverse pregiudiziali di base nei confronti di un cittadino estero. In più, secondo un’interrogazione parlamentare - del Senatore di Io Sud - Salvo Fleres, “spesso i detenuti italiani all’estero vengono sottoposti a condizioni di vita lesive dei più elementari diritti dell’uomo e sovente non ricevono cure mediche adeguate, né un’appropriata difesa legale ". 
Di questi argomenti si occupa, dal 2008, l'associazione Prigionieri nel Silenzio, creata dalle famiglie di  Simone Righi, arrestato in Spagna dopo aver partecipato ad una manifestazione animalista, e di Carlo Parlanti, condannato in primo grado a 9 anni in California con l’accusa di sequestro di persona, violenza sessuale e domestica nei confronti della sua ex convivente, “nonostante – afferma l’associazione – la mancanza di elementi accusatori credibili, l’inattendibilità della presunta vittima e la presentazione di evidenti prove della sua innocenza ".
A destare la maggiore preoccupazione è la condizione degli italiani in India, paese in cui dal 2002 al 2007 (ultimi dati disponibili) si sono registrate 7468 morti in carcere, praticamente 4 al giorno, ed in cui le torture fisiche sui prigionieri, sono ancora una pratica piuttosto diffusa.

Noi, che ci preoccupiamo - giustamente e con diritto - della situazioni dei figli dell'Italia, nelle galere del Mondo, siamo altrettanto sicuri di essere in grado di garantire quei diritti e quelle tutele che cerchiamo negli altri paesi, ai cittadini stranieri detenuti nel nostro?
Siamo - e questa è la vera questione - realmente in grado di permettere ad un cittadino straniero, incriminato, di seguire un iter processuale, privo di qualsiasi tipo di pregiudizi?

Riflettiamo...

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