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giovedì 14 luglio 2011

Mark Parker - intervista all'a.d.di Nike

Riprendiamo alcuni passi dell'intervista "Il Grande Dittatore (dello sport)" di Paolo Valentino, pubblicata sul mensile Style del CorSera.

"Be a Sponge" comincia Parker: sii una spugna. Lui che ha l'agenda fittissima d'impegni in tutto il mondo, ma che dedica gran parte della sua attività lavorativa, a visitare studi di design, gallerie d'arte contemporanea, mostre, visitare città e culture suburbane. E' questo l'amministratore delegato, del più grande gruppo sportivo del mondo, tanto discusso, quanto potente: 13,4miliardi di fatturato, 1.4 di sponsorizzazioni. 
La sperimentazione e l'innovazione, è la chiave dello sport, nonché della cultura di Nike, sostiene Parker, che dice che prima di un manager (anche se è entrato come designer), al college, era uno sportivo che modificava continuamente le sue scarpette per renderle più preformanti.
E' anche per questo, che ha stretto il rapporto con i campioni che sponsorizza. Conosce da vicino, da atleta, il mondo dello sport e soprattutto degli sportivi. E anche degli eccessi di questi protagonisti, molto spesso più deboli nella vita che nei campi di gioco. Nike era, e tutt'ora è, con Tiger Woods, quando il caso della sua "sessopatia" l'ha fatto diventare una macchietta più che un campione. Ed ha sostituito Adidas, quando Kobe Bryant, accusato di molestie, era stato lasciato solo da tutte le sponsorizzazioni (per primo Nutella). 
Note di non troppo merito: un fedifrago, di sicuro Woods; un vizioso riccone Bryant (caso simile a quello di DSK, che si è concluso con il ritiro dell'accuse della "violentata", che però ha intrapreso le vie civili). In questo Parker, potrebbe essere colui che non ha voluto mollare gli atleti, preservando il loro talento e il loro recupero sociale. Allo stesso tempo, però, potrebbe essere stato uno squalo che ha portato soldi e visibilità al suo marchio. Di sicuro è stato un manager deciso, e si è scoperto, rischiando ( e lo avrebbe fatto in qualunque caso) di riportare sconfitte d'immagine, e dunque economiche.
Ma Nike è abituata ad avere una reputazione controversa. Mentre Parker espone i progetti delle scarpe prodotte con materiale riciclato, a impatto zero, e del rispetto dell'ambiente, Valentino lo incalza sul fatto che negli anni '90, Nike è stata rappresentata come una multinazionale che sfruttava il lavoro minorile. Parker risponde:
"Essere sicuri che le pratiche di manifattura e le condizioni di lavoro siano eque e controllate, è una sfida continua per ogni azienda globale, non solo per noi. E 'importante riconoscerlo e agire di conseguenza. Credo che negli anni abbiamo fatto enormi progressi in questo senso. Ma la nostra preoccupazione principale, non è proteggere l'immagine, quanto di essere responsabili, di proteggere il benessere e le condizioni dei nostri dipendenti, assicurarsi che non siano minorenni. [...] In occasione dei Mondiali abbiamo creato a Soweto [...] un centro permanente di addestramento calcistico [...] regalato al Governo Sudafricano [...] che continuiamo a finanziare [...] dove facciamo anche prevenzione anti-Aids "
Poi continua, parlando di un programma di ricerca sul cancro da 56milioni di dollari l'anno, e del sostegno che la Fondazione Nike offre alle ragazze delle aree più svantaggiate nel mondo. Sarà un modo per lavarsi la coscienza dei crimini commessi in passato? Potrebbe sembrare: ipocrisia, dunque? (sarà la parola d'ordine di Luglio?!), Potrebbe sembrare ancora di più, se si dà un occhio a quanto guadagnano alcuni di quei campioni sponsorizzati....ma in fondo, non ci si può far rodere sempre, dagli stessi tarmi del passato, e da qualche parte bisogna pur ricominciare, per costruire il futuro...
Alcuni dei più pagati sportivi Nike
(in milioni di euro)

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