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martedì 7 giugno 2011

Shaquille O'Neal si è ritirato

"Ragazzi, e' andata. Dopo 19 anni ho deciso di smettere. Lo voglio comunicare prima a voi tifosi perche' mi avete sempre sostenuto e voglio ringraziarvi"
Quando qualche giorno fa, esattamente il primo giugno, è arrivato questo Tweet dall'account del centro adesso in forza ai Boston Celtics, non volevamo crederci.
Non tanto per l'età (39 venerande primavere e 19 stagioni NBA!), e nemmeno tanto per gli ultimi risultati sportivi (poco più di 20 minuti a partita in 36 presenze, e nemmeno 10 punti per gara): siamo lontani dai bei tempi dell'MVP (stagione 1999-2000), dei 29.6 punti ad esibizione e del sole di Venice Beach!   Ultimamente baleneggiava, in area, distribuendo più consigli che giocate (lo chiamavano The Big Aristotle), prendendo più botte che rimbalzi.
il logo Shaq Attack - Reebok Instapump
Ma il ritiro di Shaq Attack, rientra in quella categoria: "Stiamo veramente diventando grandi, allora?!". Noi siamo cresciuti con lui: e con il sogno del tabellone in mille pezzi, che non regge alla furia della sua schiacciata! Con quelle schiacciate in faccia ("in your face!!!") che umiliavano gli avversari, con i tiri liberi stilisticamente inguardabili, e soprattutto con la sua dance...e i suoi look. 
Shaq non è soltanto un giocatore, lui incarna in sé il mito dello sport USA: il mito per noi italiani, quell'essere devastantemente forte, vincente, ma continuamente sopra le righe. Lui è lo sport spettacolo in tutto e per tutto: nessuno può dimenticarsi la presentazione a Miami, quando arrivò agli Heat per vincere il titolo, e partì con l'anello al dito (l'unico per la franchigia della Florida, il quarto per lui). Nel caldo pomeriggio dell'A.A. Arena, aspettavano tutti solo lui: e arrivò, perbacco se arrivò, anche se per ultimo con un buon quarto d'ora di ritardo (il professore richiede la regola accademica!). Dal tettino apribile della sua Hummer Limousine, esce il gigante, con SuperLiquidator alla mano e schizza acqua sulla folla in giubilo: delirio!!!
Adesso, la NBA, ci consegna un MVP (Derrick Rose) fortissimo, ma un primo della classe, educato, silenzioso, taciturno, sempre puntuale all'allenamento, con poca vita mondana intorno: un miglior giocatore politically correct! E' questo che vogliono gli States dai loro sport? Non si rischia che lo spettacolo finisca?...
Per fortuna ancora c'è l'ego smisurato di LeBron James a riempire la scena per un po'...ma saranno in grado, lui Howard, Wade, Stoudemire e compagnia, di essere anche auto-ironici come Big Diesel

   

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