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giovedì 23 giugno 2011

Il PD che verrà: liberalsocialismo o laburismo ?

Venerdì e Sabato scorso, si è svolta a Genova la Conferenza Nazionale sul Lavoro, del Partito Democratico. 
Mai momento più attuale per parlare di lavoro, anche se senza troppe perifrasi, servono fatti più che parole, per rispondere alle esigenze delle persone. La convinzione che ancora la crisi economica non sia finita, che il tonfo dell'economia giapponese produrrà scossoni anche di ordine superiore a quelli già esistenti, che ancora ci sarà da pagare il conto sociale (forse più salato del previsto), di cui finora si è solo versato l'acconto; tutte queste situazioni, che ci pervadono perché ci toccano continuamente da vicino, portano anche me ad approfondire un po', quello che i dem hanno ragionato in quei due giorni.
Lo spunto, meglio di qualsiasi altra analisi, ce lo danno due articoli: uno di Dario Di Vico, sul CorSera, l'altro di Carnevali su MicroMega. 

Il tema è incentrato sulla svolta "neo-laburista" del PD, che, con Veltroni avrebbe toccato "il momento in cui il liberalsocialismo italiano è sembrato darsi le ali per volare", invece adesso sta andando in una direzione più "tradizionale": quella laburista, appunto (dice Di Vico). 
Nei due pezzi, i due giornalisti hanno opinioni coincidenti sul piano dell'analisi, ma non su quello delle valutazioni. Tutti e due concordano sul cambiamento di rotta, e sulle ragioni di questa deviazione, che coincidono più o meno con le problematiche esposte in apertura.
"guardiamoci negli occhi..
..il lavoro è in crisi
"
Ma Di Vico, dà di questo spostamento di visione, un giudizio sostanzialmente non troppo positivo, preoccupandosi della possibilità che questa svolta possa far perdere la credibilità guadagnata dal PD "in questi anni negli ambienti più attenti alla cultura di mercato" concludendo chiosando che "se i problemi sono laburisti, nell’economia di oggi, e con le scadenze che attendono il nostro Paese, le soluzioni continuano ad essere liberali". 
E' questo il punto di distacco tra le analisi dei due giornalisti. Carnevali, invece valuta come un fatto positivo l'evoluzione in corso, ponendosi una domanda profonda, che fa anche da titolo al suo articolo: "quale liberalismo per l’Italia di oggi?"


Cito direttamente Carnevali:
Il nostro paese "Soffre di uno strutturale problema di crescita che risale a ben prima degli anni della crisi, come Mario Draghi ci ha ricordato nel corso della sua ultima relazione annuale da governatore della Banca d’Italia. Ed è “bloccato” anche perché soffre di una carenza che ai liberali in particolar modo dovrebbe sembrare dolorosa e grave: l’assenza di mobilità sociale, ovvero del meccanismo che in ambito liberale incarna la formula più opportuna di applicazione del principio di uguaglianza, quella delle “pari condizioni di partenza”. 

L’Italia è uno dei paesi europei nei quali è più alta la trasmissione intergenerazionale delle disuguaglianze, oltre ad essere uno di quelli con maggiore disuguaglianza nei redditi. Ricerche molto recenti dimostrano come vi sia un’alta correlazione fra la disuguaglianza corrente (misurata con il coefficiente Gini) e la sua trasmissione da una generazione all’altra (coefficiente β). Dove maggiore è la disuguaglianza fra gli individui è anche maggiore la probabilità che i figli ereditino la condizione sociale dei genitori, come avviene frequentemente, oltre che in Italia, nei due paesi da sempre sbandierati dai cantori del liberismo di sinistra – sedicenti liberalsocialisti – come il paradiso della “pari oppurtunità”: Usa e Gran Bretagna
e ancora:
L’Italia è un paese caratterizzato da disuguaglianze stridenti e inaccettabili: solo aggredendo questa situazione, che affonda le proprie radici in un mercato del lavoro dove la precarietà è diventata una vera emergenza sociale oltre che un freno allo sviluppo, sarà possibile mettere in campo anche una politica autenticamente “liberale”, cioè di modernizzazione complessiva del sistema e di rilancio della mobilità sociale. 


Se la sinistra italiana, sta avviando un serio processo di ripensamento e di revisione anche di alcune sue posizioni strutturali di questi ultimi anni, è positivo (quanto fin cui auspicabile). In una fase politicamente incerta, dove la maggioranza naviga a vista, alle prese con un leader ormai giunto alla fine della parabola discendente, circondato da servi/scaldapoltrone, che non mollano l'osso fino all'ultimi brandello di polpa: in momenti come questi servono risposte. E rivedere posizioni non troppo felici, potrebbe rientrare tra queste soluzioni.

Poi, nel mio piccolo, una minima considerazione: la contrapposizione tra liberalsocialismo e laburismo, "tradizionale" (come diceva Di Vico), non è troppo congrua. Non è proprio con il laburismo inglese (piano Beveridge) che il liberalsocialismo, ha raggiunto le massime vette dell'emancipazione politica? 

Comunque, io, la vedrei più come Di Vico.


1 commento:

  1. Si può azzerare il debito dello Stato?
    fatto dai farabutti Che ci hanno e ci Governano direi di si.

    Mi sono posto spesso questa domanda, se in passato ho fatto dei debiti
    Li ho sempre pagati con interessi salati.

    Chi Governa spesso ci ricorda
    che ogni Italiano, anche i nascituri, hanno un debito di euro 30.000,00

    Dato che i miei debiti li ho estinti pagandoli
    Chiedo a chi si è permesso di fare debiti a nome mio, di pagarli.

    Dopo farei un referendum per mandare a casa tutti i Politici
    servi delle lobby sostituendoli con le MASSAIE veri ministri dell’Economia
    Laureate a L’università della Vita, dove gli esami si danno tutti i giorni

    Con stipendi, che quando va bene ammontano a Euro 1200,00 al mese.
    abituate come sono a eliminare il superfluo, in breve tempo il debito Pubblico tornerebbe in pari,
    assicurando una vecchiaia dignitosa a tutti i Lavoratori.

    Dopo metterei in conto i danni hai (Parassiti Bianchi -Rossi e Neri -) che ci hanno dissanguato in questi 63 anni di Repubblica.

    Gestendo le risorse con oculatezza , potremmo vivere senza essere ricattati, da chi gestisce i capitali sottratti al Popolo con le ruberie.
    L'Italia detenendo il 60% del patrimonio Artistico Mondiale, potrebbe vivere in prevalenza di Turismo

    E di prodotti Mede in Italy da l’alta Moda Hai Prodotti Gastronomici all’Artigianato Ecc
    Grazie al nostro Estro Creativo, Dono Tutto Italiano che il Mondo ci Invidia.

    Se non li mandiamo via , questi Parassiti troveranno il sistema di privatizzare tutti i beni dello Stato, lasciandoci in mutande. svegliateviiiiiiiiiii VITTORIO

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