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sabato 4 giugno 2011

All''Economist ci danno del "Bamboccioni"

E' uscito qualche giorno fa sull'edizione in stampa, un articolo sui giovani italiani. Il pezzo del giornale inglese, paragonava la situazione di casa nostra, con la rivolta degli "indignados" spagnoli, di cui già abbiamo parlato live. Metteva a confronto il moto spontaneamente reazionario e rivoluzionario dei giovani iberici, con il comportamento apatico di quelli italiani. 
In effetti, non possiamo essere biasimevoli con i londinesi. Certo loro vivono nella città di Carnaby Street, nella culla delle sub-culture giovanili, che allo stesso tempo ospita la City, il gota della finanza e dell'imprenditoria mondiale. Come dovrebbero vederci a noi, se non come mammoni mangaiapastaatradimento
E hanno anche ragione gli inglesi, a dirci che la nostra apatia è dovuta alla mancanza di liberalità: sia intellettuale, che culturale e sociale, per non parlare dell'aspetto economico lavorativo. Forse potrebbe essere anche vero che non siamo mai stati dei rivoluzionari, storicamente, anche se ricordarlo nell'anno del 150° della nostra "rivoluzione unificatrice" (diciamo così, anche per farli contenti, agli inglesi), potrebbe sembrare un po' di cattivo gusto!  
Il punto è questo: i giovani italiani stanno crescendo in un contesto culturale e sociale non sicuramente aggiornatissimo, non si sottopongono ai processi formativi ed informativi globali, non stanno facendo quel passo di emancipazione 2.0 che sta avvenendo ovunque. Siamo, per dirla semplice, un po' chiusi nel nostro provincialismo, nell'ottica della comodità materna; basta pensare che, ancora nel 2011, il miglior lavoro per noi, resta il posto pubblico: garantito, sicuro, tranquillo. 
Da lì però ad addossare tutte le colpe ai giovani, ce ne corre. Il problema dell'Italia sta nel fatto che è un paese gerontocratico (o anche geronzocratico), e questa è l'innegabile situazione generale (o Generali! ah!ah!). Questo è il costume sociale, che si è consolidato con gli anni. Un meccanismo che ha incrostato il nostro stato, e al quale noi (giovani di questi anni) possiamo soltanto cominciare a versare il Wc-Net (anche con la net!). Non per noi, ormai forse è già tardi. Ma possiamo ancora permettere ai nostri figli, di vivere un paese inserito nel Mondo, migliore di quello che stiamo vivendo adesso. 
Un esempio per tutti, tanto per capirci: noi siamo l'unico paese del mondo, dove un giornale che si chiama Il Riformista, lo dirige (da pochi giorni a dire il vero) uno che ha 87 anni!? Capito?! Il riformista!?!

P.S. A me (Em) vengono spesso in mente le parole di Enzo Biagi, quando parlava anche lui degli italiani e della rivoluzione: disse che "in Italia il più grande fatto rivoluzionario, fu la marcia su Roma. E il capo viaggiava in vagone letto!?"...
  

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