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martedì 21 giugno 2011

Acqua Pubblica?

E' passata ormai, più di una settimana, dal referendum, ed è per questo che a mente fredda, proverò ad affrontare l'argomento di due dei quattro quesiti: l'acqua.
L'importanza di questo tema, probabilmente è stata un po' sottovalutata, non tanto dagli elettori, quanto dai media: impegnati, com'erano, a incentrare sul nucleare (emotivo quanto attuale, l'abbiamo detto ormai almeno trenta volte) e sul legittimo impedimento (emblema dell'anti-berlusconismo, ma anche dello stufo-berlusconismo), le misere campagne d'informazione, o i dibattiti. A proposito di questo, c'è da dire che invece, sulla rete, ci si è mossi e molto, per permettere una sufficiente informazione e promozione della validità di questi quesiti.
L'acqua, l'abbiamo detto anche questo, è il più delicato dei temi che erano in ballo: ma se non fosse stato grazie al grosso lavoro fatto dai siti e dai forum, a cui mi riferivo sopra, non avrebbe riscosso lo stesso interesse degli altri, complice anche il minore appeal, rispetto ai temi di quotidiana ratio
C'è anche da notare una piccola e subdola strumentazione: molti componenti, istituzionali e non, dei partiti di maggioranza, hanno usato la privatizzazione delle risorse idriche, per giustificare la loro scelta di partecipare alle votazioni. Tanto, poi, in cabina elettorale, non li avrebbe visti nessuno votare contro i temi forti del Governo...
La delicatezza dell'argomento, deriva dalla più banale delle considerazioni: l'acqua, tra pochi anni, potrebbe diventare anche nei paesi occidentali, industrializzati e potenti, come l'Italia, un bene d'importanza eccezionale. Per intenderci come il petrolio adesso da noi, o come è adesso l'acqua nell'Africa sub-sahariana, o in altre parti del Mondo.
 Altan
Le motivazioni di questa considerazione, sono altrettanto semplici: l'acqua (così come il petrolio, e l'uranio...) è contenuta in resevoirs limitati, le falde. Tali serbatoi, causa il surriscaldamento globale, stanno avendo ingressi in diminuzione, cioè sono sempre meno pieni. L'acqua è un fossile: nel senso che quello che noi beviamo adesso, si è accumulato nel sottosuolo nel corso di anni, anche secoli, dipendentemente dalla realtà geo-litologica del substrato. A queste carenze di materia, non si può nemmeno far fronte utilizzando il più grande resevoir d'acqua, presente sulla Terra: il mare. E' vero che il mare avrebbe riserve pressoché illimitate, in termini di vita umana, disponibili, di facilissima accessibilità per molti Stati, assolutamente fruibili dalle popolazioni, ma la questione non è così semplice, anzi! Non sono, infatti, ancora perfettamente funzionanti, sia sotto l'aspetto tecnico, che per quanto riguarda il rapporto costi/benefici,  sistemi che permettano di sfruttare sufficientemente bene l'acqua del mare (per esempio l'osmosi inversa, o similari), soprattutto per ampie scale. Magari in ricerche di sviluppo di tecniche e tecnologie, come queste, potremmo investire un po' dei fondi destinati al nucleare: ottima idea, direi. Sempre che, premessa la volontà, venga la possibilità: nel senso che quei fondi, da qualche parte, sia possibile rintracciarli, ma dubito.

Su tutti gli abitanti del nostro Pianeta, si riflette lo spettro dei dati e delle stime: secondo alcune simulazioni, infatti, sembrerebbe che già nel 2030, avremo una disponibilità d'acqua minore del 30%. Un bene così fondamentale, in quanto è banale dirlo ma senz'acqua si muore, dunque, deve essere di tutti: e tutti devono avere la responsabilità della sua salvaguardia e tutela.
La diminuzione dell'acqua potrebbe cambiare radicalmente le nostre abitudini di vita, a 360°. Questione che riguarderà ogni essere umano: sia che viva nei paesi con servizi di acquedotti pubblici, sia in quelli che privatizzano anche la popò dei cani per strada.

Ma andiamo a ragionare, su quegli "esperimenti", singoli e puntuali per fortuna, che vedono privatizzato il servizio acque. Prendiamo il caso di Frosinone, unica provincia insieme ad Arezzo, ad aver affidato la gestione ad un privato. La situazione è tutt'altro che rosea: i vertici dell'ACEA Ato5 s.p.a., società della Holding ACEA (all'interno della quale Caltagirone scala le quote azionarie, manco fosse Manolo), che aveva vinto la gara d'appalto per i servizi idrici, sono stati indagati, per vari reati, tra cui truffa aggravata e distruzione di documentazioni. A parte l'aspetto giudiziario, però, c'è anche quello, diciamo così, sociale: è proprio da Frosinone, che è partito uno dei primi comitati pro-acqua-pubblica, guidato da Mario Antonellis, portavoce delle denunce alle procure. Bollette clamorosamente gonfiate, costi per depuratori inesistenti o non funzionanti, uniti a disservizi di vario genere, hanno portato il coraggio e l'indignazione dei cittadini a battere le "spallucce" di tutti gli 86 sindaci dei comuni della provincia frusinate. A questo, se vogliamo, possiamo aggiungere che tra gestore privato e cittadini, non era stato stipulato nessun tipo di contratto: risultato, il più classico dei magnamagna ad opera di furbetti alla Ciociara. Un magna-magna mica da ridere, però: dal 2004 al 2009, data della denuncia, sembra che nelle casse della società, siano entrati qualcosa come 150 milioni di euro!
Esperimento non riuscito, direi, insomma.

Ma d'altronde, quale migliorie al servizio idrico nazionale, può apportare una società privata? Come poter migliorare un servizio, che permette a tutti (escluso sparutissime minoranze) di usufruire di acqua corrente a casa h24? E che permette che quell'acqua disponibile, sia anche potabile e di sufficiente qualità?
Vauro
Certo, c'è la questione delle perdite: i nostri acquedotti sono obsoleti, e si stima che circa il 40% dell'acqua che vi circoli, sia dispersa: molti sostenitori della privatizzazione, pensano che soggetti privati, potrebbero risolvere il problema. Il 40% è tanto; ma non va assolutamente sottovalutato un aspetto. L'acqua che viene persa, finisce al suolo, e dal suolo al sottosuolo, da dove ri-alimenterà le falde: nulla è perduto allora? No, almeno non tutto: certo, un servizio efficiente, è un'altra cosa, e non si lascia per strada quasi la metà del bene. La mia considerazione di poche righe sopra, è un po' come se i postini, perdessero 4 lettere ogni 10: a voglia a dire che poi magari ci sono dei raccoglitori-di-lettere, che le prendono e le leggono e poi magari le usano come spunto per un romanzo: risultato, il disservizio, produce arte (letteratura). Macché, se la posta non ti arriva ti incazzi; è inutile. Il punto è un altro, però: sapete quale è la stima dei costi dei recuperi strutturali ai danni degli acquedotti? 60 Miliardi di Euro! Dunque: a) vale la pena vedere il bicchiere mezzo pieno, mai come in questo caso, e pensare che comunque buona parte di quest'acqua dispersa rientri effettivamente nel ciclo idrico alimentando le falde; b) dove lo travate un privato che possa accollarsi tale spesa, anche se distribuita in più soggetti?
Allora anche l'aspetto che riguarda la cura delle malconce carni dei nostri acquedotti, è confutato. Sebbene, l'ipotesi di considerare la gestione e la manutenzione dei sistemi di trasporto, ad opera di società private, non è da sottovalutare; a patto  di inserire il tutto all'interno di un sistema di normative piuttosto rigide, onde evitare i soliti furbetti-non-potabili (di cui sopra).

In definitiva, dunque, la risposta alla domanda del titolo è SI! 
Così come era SI, il voto giusto al referendum, e magari, porre il quesito in termini simili a quelli del titolo, appunto, sarebbe stato anche più semplice e comprensibile, nonché diretto; ma questa è un'altra storia...

Em

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