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domenica 1 maggio 2011

Ronny - racconto di Daniele Ridolfi

RONNY
di Daniele Ridolfi

PROLOGO

-Vede signorina, da un certo punto di vista non c'è niente che non vada nel vostro rapporto di coppia. Lei stà vivendo ansie e preoccupazioni inutili. Dovete semplicemente imparare a conoscervi.

Il dottore parlava già da venti minuti senza sosta e senza interruzioni. Scandiva le parole fluide calme e tranquille come plasma tiepido.
Ronny aveva portato, o meglio, obbligato, il suo Julius a seguirla dallo psicologo di coppia. Era la seconda volta in tre mesi.

-Le sue frustazioni ad ogni modo sono dei normali dubbi che porta con se già molti anni. Ci conosciamo già da tempo signorina Ronny, non è vero?

Ronny annuì timidamante col capo.
Julius non parlava, restava seduto al fianco di Ronny, con la testa china sul petto e le orecchie protese alla conversazione.

-Lo so dottore, ma Julius si comporta in modo strano ultimamente- riprendeva il suo coraggio di sempre -sembra nervoso, forse geloso, e questo non posso accettarlo.
Julius continuava ad ascoltare, immobile.
Il dottore si alzò dalla sua poltrona, prese in disparte la signorina Ronny in un angolo dell'ufficio le parlò quasi all'orecchio. Davanti ai loro occhi, la vetrata del grattacielo  dava sulla strada. Ma la strada era in basso, molto in basso e la città era al suo momento di punta.

- Signorina Ronny mi ascolti. Il suo problema è che ancora non sa bene cosa sta cercando. Provi ad essere più chiara quando si rivolge a Julius e vedrà che lui la capirà.

Julius non poteva sentire cosa stessero dicendo, benché con indifferenza lo intentò. Udì solo le ultime parole del dottore.
-... non è uno stupido! Dipende solo da lei signorina.

I due tornarono a sedersi. Il dottore prese tra le mani un cristallorganizer e si rivolse sorridente a Julius che con un respiro sembrava già essere diventato tre volte più grande di quello che finora sembrava.

-Julius!- il tono era affabile - stai facendo progressi, bravo. Vedrai che la prossima volta che Ronny ti porterà quì sarà solo per felicitarsi dei tuoi cambiamenti.

-Grazie dottore, non posso che essere in debito con lei- e i muscoli del petto e del collo e del viso si stirarono di una felicità improvvisa. Il braccio atletico, come del resto tutto il corpo, si protese per stringere la mano aggrinzita del dottore già in età avanzata.
Il dottore li congedò rapidamente, temendo una reazione eccessiva di affetto da parte di Julius.
-Allora miei cari, voglio che il prossimo incontro non sia prima di sei mesi. Non prima quindi di giugno del prossimo anno. Passate delle felici feste Natalizie e un buon inizio 2782.




RONNY

"Amo Ronny. Se dovessi stimare il mio amore per lei sarebbe un numero infinito elevato per se stesso. Vorrei poterglielo dire ma non posso. Non sono sicuro che lei voglia sentirselo dire, non sono sicuro nemmeno se lei voglia o meno che la ami. Non lo so se le donne sono così. È la mia prima relazione. Vorrei che fosse anche l'ultima...l'unica, della mia vita.
Di lei mi piace tutto, ma non so il perché. Mi piace e basta. È severa con me, ma lo fa perché mi vuole bene, o almeno così dice. Ronny ha una esperienza incredibile in relazioni. Sto apprendendo molto da lei."

Il rumore dei tasti digitali di accesso, lo scatto della bloccoserratura, dei passi all'entrata, lo porta scivolò su se stessa.  Ronny entrò con dei pacchetti in mano. Sorridente e felice come ogni volta che aveva una novità.
-Sono a casa!
Julius disattivò il mangiapensieri, registratore di pensieri che aveva nell'orecchio e si diresse ad abbracciarla, con una rosa in bocca e a baciarla appassionatamente come piaceva a lei.
-Ho fatto tardi scusa, ma sono andata dal sarto a comprarmi qualcosa da mettere. Ufff! Che lento, oggi per confezionarmi un vestito ha impiegato la bellezza di venticinque minuti. Dove andremo a finire? stiamo davvero tornando indietro.
Julius la guardava di traverso, tra il sospetto e il curioso, ma non diceva niente, Julius non parlava molto.

"A Ronny non piacciono i chiacchieroni."

-Bhe, che c'è? Non mi chiedi di provarlo?

"Ronny è sempre sensuale quando mi parla. Mi correggo. Ronny è sempre sensuale. È come se una scarica elettrica mi attraversasse il corpo. Quando mi guarda con quegli occhi dolci ho voglia di abbracciarla. Ma non posso, a meno che non sia lei a chiedemelo."

- Sì, voglio che te lo provi, sempre che tu ne abbia voglia.
- Quì? Nel salotto?- rispose lei maliziosa.
-Sì.
-Ma da queste vetrate i vicini potrebbero spiarci- sempre più maliziosa e ammiccante.

Julius passò la mano davanti al sensore e le vetrate si oscurarono.
Ronny lasciò cadere il taller bianco al suolo. Julius si abbassò dolcemente al suolo per raccoglierlo, senza distoglierle gli occhi di dosso.
Ronny si guardava allo specchio di fianco, dall'altro, poi entrò nel vestibolo per cambiarsi sfuggendo felina alle mani di Julius che tentavano di accarezzarla.
Julius aspettava paziente, ma i suoi pensieri già andavano oltre il consentito.

"Sei fantastica ogni moneto della tua vita, sei perfetta. Per te farò tutto per renderti felice. Non esiste donna migliore di te. Mi piaci quando ti svegli la mattina e inizi la tua giornata. I tuoi occhi sono pieni di vita e di speranza. Ti guardo uscire di casa sorridente con il tuo passo leggero e angelico. Mi piace quando torni a casa felice, quando mi racconti quello che fai, le persone che incontri. Mi piace il tuo lavoro, vorrei poterti guardare ogni giorno in disparte, senza muovermi, lì un angolo, ma so che non posso. Quando viaggi, mi manchi, ho voglia di stare con te, abbraciato, per ore..."

-Come  mi sta?- lei era uscita dal vestibolo, splendente e radiante. Volteggiava per la casa come una rondine.
-Magnificamente.
-Metti della musica Julius, ho voglia di ballare.
Julius passò la mano al lato del sensore e una musica lounge si diffuse per tutta la casa.
- Ti preparo un drink.
- Sì per favor julius.
Il sensore fece girare il frigo bar. Julius era un ottimo barman. Julius sapeva fare tutto.
Il comunicatore interpersonale squillò. Ronny a passi di danza lo raggiunse e rispose. Era Monique.

"Il suo preferito è gin e tonica, una fetta di limone e due cubetti di ghiaccio, e una spolveratina di vez. È illegale il vez, così lei dice. Non è una trasgressione così forte però, o almeno così lei dice. Lei dice che la mando su di giri. Mippiace quando va su di giri, anche se la preferisco dolce e tranquilla, come quando si proietta al cameraschermo una storia d'amore e piange mangiando "baci" e si strige forte al cuscino."

-Julius? Julius, è Monique, vuole sapere se hai impegni sabato sera. Da un party sul balcone del suo palazzo, ha invitato un gruppo che suona lampade sonore, un revival. Ti va?
-Sì baby, lo sai che adoro portarti alle feste.
Ronny aveva già ripreso la conversazione senza nemmeno ascoltare la risposta.

"A Ronny le piace che la chiami baby, lei vuole essere chiamata così, sempre. Adora che la tratti come una pupa."

Il comunicatore si spense.
-Il mio drink? Oh, grazie Julius sei adorabile, mi mandi su giri.
La musica ora era più ritmata.
Ronny iniziò a muoversi di una maniera seducente davanti a Julius seduto sul sofà alle prese con il cristallo di controllo della cucina.
-Non hai appetito?- chiese Julius -Sto preparando uno spezzatino di vitello tropicale.
-Sì, di te però- rispose pigra mentre lanciava una gamba sopra il petto di lui e si accarezzava la coscia. La minigonna saliva sempre più. Lo prese per i capelli e lo invitò a ballare.
Aveva bevuto tutto il cocktail.
Non era un ballerino eccezionale. Per lei, s'intende, avrebbe fatto qualsiasi cosa. Stava imparando in fretta.

"Vedrai Ronny, tra poco tempo sarò perfetto. So tutto di te. Ti piace il nero, le gonne lunghe, andare a piedi nudi e fare lunghe passeggiate. Ti piace l'arte. Sei romantica e adori ancora quei mezzi a quattro ruote, le antiche auto, sì. Ti piacciono i complimenti, soprattutto quando ti dico che sei una donna di successo e che nel tuo lavoro non hai eguali e che sei la preferita di tutto il sistema solare. Ti piace viaggiare  vedere e conoscere gente. La tua proiezione settimanale preferita è "il mondo di ieri", ti piace il passato. Ti piacciono le rose, i tulipani e i gigli e i fiori che sbucano tra le pietre di vecchi palazzi. Il tuo numero preferito è il 23, hai 45 abiti differenti, 15 borsette, 10 cappotti, 6 paia di occhiali da sole, 60 paia di scarpe, 6 set di valige per i tuoi viaggi. Il tuo "sognofilm" preferito è "La dolce vita", te lo sei sognoprogrammato 13 notti in un mese. Ti piacciono le sorprese."

-Sì Julius fammi girare.
Ronny era una trottola, saltava sopra Julius, che forte la lanciava e la riprendeva. Ogni volta che si incontravano stretti, Ronny mordeva il collo di lui. Era un segnale. Julius la prese con forza e la lanciò sul tavolo.
Lei gridava -Sì Julius fammi tua, vieni, prendimi-

"Le piace fare l'amore, le piace dominare ogni situazione. È la donna più dolce del sistema. Non mi importa come mi tratti, io l'amo."

I due raggiunsero l'orgasmo. Julius aveva il petto e la schiena piena di graffi. Ronny aveva il vestito nuovo strappato, era spettinata ed aveva una espressione estremamente felice. Si alzò, raccolse l'intimo e prese per le scale che davano al piano superiore. Si fermò a metà guardando Julius mentre si ricomponeva.
-Non sai quanto vali per me Julius.
-Grazie baby.
Ci fu una pausa. Si guardarono intensamente. Lei gli fece cenno di seguirla.

-Aspetta baby, ho una sorpresa per te.
-Una sorpresa?
-Sì, una sorpresa.
-Lo sai che non mi piacciono le tue sorprese Julius.
-Questa ti piacerà!

Ronny sorrise pensando che forse il dottore avesse ragione, che avevano solo bisogno di conoscersi, e ora Julius sapeva quello che voleva. Scese le scale con fare smaliziato.

-Allora? Dov'è questa sorpresa? Vuoi farmela vedere quì o in camera... la tua sorpresa?
E le passò le mani sul petto e sulle natiche, stringendo forte.

-È là. -Julius indicò la scrivania.
Il sensore accese la luce del cristallo della lettura. Lei si avvicinò e lesse. Una reazione di sorpresa l'attraversò.
Julius sorrise e lei restò interdetta qualche istante.

"Ora non ci sono più segreti tra noi, questa è la prova che ho imparato tutto di te, siamo una coppia perfetta."

Ronny alzò gli occhi verso di lui, con espressione delusa.
Julius improvvisamente si senti confuso. La testa di Ronny era un continuo "no", da destra a sinistra e ciascuno era una pugnalata al suo Julius.

-Come puoi farmi questo Julius? Dopo tutto il tempo che ho passato con te?
-Ma baby...
-Baby un corno. Tempo perso. Ecco quello che è successo. Ho solo perso tempo con te. Lo sapevo fin dal principio. Me lo diceva Monique, me lo diceva il dottore. Sono una stupida e tu un piantagrane.

Ronny piangeva. Piangeva di rabbia. Stringeva il cristallo fra lel mani con tutta la sua forza.

-Sono una scema e tu... tu... sei un incapace, un idiota. Non capisci, non mi capisci. Ed io che mi sforzo...

Lei si avicinava a lui minacciosa.
-Negli ultimi quattro mesi sono forse stata ambigua?
-No baby.
-Non sono stata forse chiara?
-No baby?
-Non ti ho forse detto esplicitamente cosa volevo che tu facessi?-
-No baby, cioè si baby!
- Hai forse avuto dei dubbi?
-No baby...
-Perché se tu ne avessi avuti, me ne avresti parlato vero?-
- Sì baby.
E il suo dito indice arrivò a toccare il naso del suo Julius.
-Allora vuoi spiegarmi che storia è questa di un romantico week-end a roma?
-Sì baby...
-Falla finita con questa baby. Non c'è nessuna baby per te.- e leggeva -non fatevi mancare un tour nella città, la ricostruzione della fontana di Trevi come...-
-Non ti piace?- chiese incredulo Julius.
-Non mi piace? Me lo chiedi? No. Mi fa schifo.
-Ma io...
-Vuoi forse farmi morire di crepacuore?
-No, ma che dici? Calmati.
-Sei un incapace. Comportati come si deve o sei finito.

Ronny salì al piano di sopra furibonda e passò tanto rapida davanti al sensore che la porta scivolò da sinistra a destra facendo tremare le pareti.

"Perché mi tratti così? Vorrei poterti rispondere, ma non posso. Vorrei poterti dire quanto ci provi a farti felice, ma non posso. Se tu mi lasciassi parlare. Non oserei mai farti del male. Perché mi dici che voglio farti morire di crepacuore? Sei crudele e forse hai ragione, non ti capisco, dovrei andarmene, ma non posso.
Mi comporterò come devo o sarà la mia fine... perché ti amo."

Il cristallo di controllo si spense sotto le dita agili di Julius. Passò al vestibolo, indossò la sua biancheria intima migliore, quella che gli aveva regalato Ronny. La verità è che ogni cosa gliel'aveva regalata Ronny.
Salì le scale con un drink "spolverato" nella mano. Prima di entrare si stampò un sorriso sul viso. Lei fece finta di non vederlo. Lui appoggiò il drink sul comodino magnetico. La luce era soffusa. La mano passò davanti al sensore e la luce si fece sensuale e calda. Ronny guardava il tramonto quotidiano di Venere proiettato sullo schermo. Julius le accarezzò le gambe. Portò il suo viso sul petto di lei e la baciò.
Si guaradrono negli occhi. Lei lo aveva perdonato. Si baciarono, si abbracciarono. Furono preliminari dolcissimi. Ronny iniziò a scaldarsi sempre di più. Ronny era incredibile a letto e Julius le stava sempre al passo. Si intendevano perfettamente. Passavano dall'amore al sesso, fondevano e confondevano le due cose in un momento magico per lei. Lei iniziò a gemere di piacere, lui la prendeva e la possedeva in una maniera animale e primitiva, che tanto li faceva godere.
-Sì Julius, sei il migliore...
-Tutto per te Ronny.
-Baby, chiamami baby...
-Sì baby, sei perfetta.
-Fammi tua...
-Sei mia.
-continua non ti fermare...
-Sì-
-Sììì- lei gemeva.

"È tutto quello che vuole da me, nient'altro. Non devo sforzarmi di pensare. Questo è quello che le piace e piace anche a me."

Julius era infaticabile, lei chiedeva, lui rispondeva, lei godeva.
Ronny perse totalemente il controllo.
-Sì fammi godere bastardo- era fuori di sé.
Julius spingeva dentro di lei, ansimando per la fatica ma senza mai fermarsi
Lei gridava forte.
-Sììì, fammi morire. Muoio. Fammi morire! - e lo ripeté, una, due, tre, quattro volte.

Ronny era al massimo del piacere, erano al culmine, sempre più forte, più intenso, più profondo.
-di più... più forte... non ti fermare... fammi morire... fammi morire-

Un grido bianime forte e sincero scoppiò. Ronny era una ossessa e Julius saltò all'improvviso. Si mosse scordinato, a scatti, la testa si girò, le mani si bloccarono, le gambre tremarono vorticosamente, gli uscì fumo dal petto e un rumore metallico inceppato proveniva dallo stomaco. Di colpo s'irrigidì, scoppiò, il viso era cenere, il corpo era paralizzato e inierme cadde sopra Ronny.

-Merda. Un altro. E questo non ha nemmeno la garanzia.

EPILOGO

-Vede signorina, i casi come il suo, sono molto frequenti al giorno d'oggi. Si ricordi che siamo quasi al cambio di secolo. Non è un suo problema, è della scienza e della tecnologia, però è certo che deve fare più attenzione con i suoi "Robot d'amore".
Sono apparecchiature delicate e per questo più costose delle altre. Sono molto sensibili e nonostante la tecnologia abbia fatto passi da gigante negli ultimi 5 anni le posso assicurare che ancora non esiste un robot capace di leggerle il cuore con la precisione dovuta. E nel suo caso, siamo spiacenti ma non siamo stati in grado di salvare la scatola del mangiapensieri.
Faccia una cosa signorina. Si prenda una pausa di riflessione. In seguito valuterà la situazione se sia o no il caso di prendere un altro "Robot d'amore".

-Sì dottore, è quello che pensavo. Andrò a Roma qualche giorno. Non ho mai visitato l'Italia e le sue rovine, benché siano rovine ricostruite.-
Ronny prese per l'uscita. Il dottore le guardava i fianchi perfetti e non fece nemmeno caso al lungo abito nero che indossava. Non si accorse nemmeno che sotto un cappello nero c'erano dei capelli ora biondi e non avrebbe mai potuto vedere gli occhi azzurri che non aveva mai avuto, dietro grandi occhiali da sole neri.
-Signorina aspetti un momento. Un'ultima domanda.
Ronny si fermò, ma non si voltò, accennò solo un quarto di giro.
-Quello che non capisco, signorina, è perché invece di prendere un SexoRobot, si ostina a comprare Robot che si innamorino di lei?-
Ronny si girò completamente al dottore. Si guardarono un istante, ma lo sguardo tonto del dottore le sembrò patetico.
-Semplicemente...perché non finiscono mai di sorprendermi.

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