Nuova policy

Policy del blog, da qui a un tempo x

sabato 9 aprile 2011

Settimana della Cultura

La prima pagina di Google ci offre lo spunto per alcune considerazioni.
Si apre oggi, infatti, la 13° settimana della Cultura (dal 9 al 17 aprile). Come ogni anno, vengono tenuti aperte, a gratis, le porte di musei, aree archeologiche, archivi storici e biblioteche statali; in abbinamento, si terranno mostre, aperture straordinarie, convegni. Bellissime iniziative, che permetteranno a noi cittadini italiani, di confrontarci direttamente con le stratificazioni culturali che hanno prodotto la nostra storia.
Ma la Cultura di uno Stato, può muoversi semplicemente attraverso questi passaggi? Non vi sembra che nel nostro paese si stia andando incontro ad una depressione culturale, sempre più profonda, davanti alla quale iniziative come queste sono palliative?



Pochi mesi fa, la Commissione Europea, ha lanciato l’allarme sul tasso di analfabetismo funzionale dei nostri quindicenni: circa il 21% (meno al Nord, picchi del 31 in Sicilia) ha difficoltà nell’usare in modo efficace le abilità di lettura, scrittura e calcolo, nella vita quotidiana (e non stiamo parlando di quelli dello Skonvolt Quiz delle Iene!?), con conseguente difficoltà di inquadramento all’interno della società contemporanea. Veniamo dopo Turchia e Cile; per capirci in Cina ed in Corea del Sud, sono rispettivamente il 4 ed 6 per cento. Non è confortante pensare, che andiamo poco peggio della media europea, visto che sono gli Stati come il nostro che questa media la tirano in basso. La nostra alfabetizzazione collettiva, è cosa recente; negli anni ‘50, l’Italia poteva ancora permettersi di avere un 25% di analfabeti completi (adesso stiamo intorno al 5). Aggiungiamo poi, che i nostri laureati sono quasi la metà di quelli della media europea, 16%, contro 22.3%, e che peggio di noi facevano in pochi (solo Romania, Malta e Rep. Ceca - dati 2010)… ...certo le percentuali di occupazione non incoraggiano a studiare, è vero, ma questo è un altro argomento. Situazione tragi-comica?!

La circostanza, però, non è riassumibile solamente con la lettura analitica dei dati: la Cultura in Italia, ha qualcosa di più, o per meglio dire qualcosa di meno: qualcosa che non si respira, qualcosa che manca, con un silenzio rumorosissimo. L’abbrutimento di questi ultimi anni, si percepisce giornalmente, aiutati dall’alienazioni mentali che ci circondano. Fare cultura in uno Stato, non dovrebbe essere fornire continui stimoli, agevolare il dibattito ed i confronti, gestire i toni? Forse il problema sta in quello che diceva H. Brougham “ la Cultura rende un popolo facile da guidare, ma difficile da trascinare; facile da governare, ma impossibile a ridursi in schiavitù”.
Forse si! Possiamo prendercela con chi ci governa, ma se non capiamo che ognuno di noi deve vivere la Cultura, come i pranzi e le cene di tutti i giorni, allora saranno urla al vento.

Non vogliamo criticare La settimana della Cultura in sé, anzi ben vengano iniziative così, con intensità sempre maggiore, c’è bisogno anche di una spinta, di una stampella, ma quello che vogliamo dire è che questo non basta più: la Cultura in Italia, ha bisogno di un’autocoscienza singolare. Nel 2011, non vale più conoscere soltanto Botticelli o Machiavelli, bisogna interfacciarsi con il mondo, acquisire consapevolezza, condividere, partecipare, ascoltare, capire, reazionare: riprendendo il commento di qualche giorno fa di Daniele (bellissimo se non lo avete letto, vi consigliamo di farlo), ogni persona deve diventare una città!!(questa si che è un’immagine degna di un Pulcinella!?).
In quel caso, Daniele, siamo stati accusati di essere sinistroidi, e tu con noi, per aver scritto quelle righe. A noi non interessa una collocazione in uno scatolone politico, potremmo anche esserlo di sinistra: interessano le idee, le visioni, che andrebbero affrontate da ognuno, molto prima di collocarle in un contenitore; questa è cultura.


Aggiungiamo ancora un’altra cosa, nel merito di quel commento: finché non avremo capito che la Democrazia, non è una semplice forma di governo, ma qualcosa di più, qualcosa di molto simile ad un sentimento umano: come l’amore, l’odio, il terrore, la solidarietà, la compassione, è qualcosa che deve appartenere più alla nostra anima, che ai nostri corpi. Ecco, fino a che non avremo chiari passaggi come questo, non potremmo considerarci un paese culturalmente pronto.

Cultura. Facile da definire. Tutto quello che non pensiamo sia cultura è cultura.”
G. Pontiggia ne Le sabbie immobili, 1991.




1 commento:

  1. a quelli che si cercano di liberare dei propri parassiti sulla superficie del cuoio capelluto, appiccicando la parola "di sinistra" come moccio (senza dare nell'occhio), avrebbero bisogno di molto che una settimana di cultura.

    L'Italia è fatta, gli italiani sono fatti...ora bisogna disintossicarli!

    RispondiElimina

Commenta quel che vuoi o come vuoi. Ma cerca di mantenere quella che i più fighi chiamano "netiquette" e che qui chiamiamo "buon senso". Se poi riesci a dire anche qualcosa di intelligente, meglio.
Grazie