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martedì 12 aprile 2011

Piante Infestanti

Senza falsa modestia, possiamo dire (noi DanEm, ndAa) di non essere dei tipi incivili. Anzi: fermo tenendo il vecchio precetto di non fare agli altri, ciò che a te darebbe fastidio, cerchiamo sempre di muoverci entro i binari del buon vivere comune.
Non crediate che questo sia sufficiente, per avere una vita tranquilla (lo avrete sperimentato voi stesso), o almeno non è tutto: ci capita, sempre più frequentemente, di incontrare delle persone, che perdono il buonsenso e, cosa peggiore, rischiano di farlo perdere anche a noi. Siamo insistentemente circondati da dei, come dire, rompimaronimaleducati; ultimamente attecchiscono come la malerba. Esattamente come queste erbacce a cui sono simili, tali individui non hanno alcuna utilità per l’uomo, ma anzi svolgono la loro vita infestando e parassitando: c’è di più, allo stesso modo del forasacco, del pabbio o del romice, sono molto longevi, resistenti ed hanno una grande quantità di semi.
In questo post, vogliamo parlare di una sottospecie della nutrita famiglia generica (di cui di sicuro torneremo a disquisire) accomunati dalla stessa provenienza botanica: gli sbigliettatori anonimi.

Le ultime da casa nostra, parlano di due casi di segnalazioni adespote, pervenute brevi biglietto stropicciato attaccato all’auto: sempre quella di Em: il Pandoro!? L’incosciente macchinetta, si è vista prima attaccare un biglietto che richiedeva danni per un presunto incidente (mai esistito) e poi le proteste (con tanto di riferimento alla nostra “lacunosa” educazione personale e “pessimo” senso civico) per un parcheggio malfatto. I contenuti sono relativi: non staremmo qui a parlare se fossimo in torto marcio, o qualche tipo di Corte ci avesse condannato. Noi crediamo nella giustizia! Noi!? Anche se in questo caso la nostra innocenza è passato ingiudicata.
L’esondante produzione letteraria di questi seccatori, puntigliosi ricercatori del capello fuori posto e del pelo dell’uovo, non sempre coincide con una floreale espressione letteraria e proprietà di linguaggio; quindi appena prendi il biglietto in mano, sono necessari almeno un paio di minuti di parafrasi ed interpretazione, per comprendere quello che c’è scritto. Sarà per questa consapevolezza, che i loro scritti non passeranno ai posteri, non saranno inseriti nelle antologie, insomma, che lesinano sull’indicare il nome dell’autore?!
Forse potrebbe essere questo il motivo, resta il fatto che comunque è veramente indelicato non porre la firma su questi bigliettini. Rompere le scatole non è di per sé un atto granché ardimentoso, ma fatto in forma anonima diventa pura codardia. Non pretendiamo certo, che le persone ci vengano ad esporre live, le loro lamentele in faccia, ma almeno il submit, tipo i commenti dei posts!?
Abbiamo paura, però, che così non sarà mai: ci stiamo rassegnando all’incognito. Sarebbe troppo bello conoscere il nome di chi ti tampina: potresti avere un riferimento verso chi indirizzare il malocchio e magari, se lasciaste anche un recapito telefonico, avremmo il contatto da chiamare per esprimere, sempre con eleganza e garbo, tutti gli insulti rinvenibili verso voi, rompiballe diretti, e 32 o 64 dei vostri parenti più prossimi!!

Crediamo, vivamente, che la rottura di palle deliberata, gratuita, debba essere inserita a pieno titolo, nei reati da codice civile, anche penale, senza nessuna locuzione sostitutiva, tanto un giudice, come qualsiasi altro di noi, lo sa riconoscere un rompiballe e sa riconoscere se agisce con premeditazione.
Questo si che sarebbe un passo necessario, nella riforma della giustizia!!

N.B. quanto scritto in questo post, è valido soltanto nei casi di sfrontata ragione: quando si è in torto, la cosa migliore è prendere il biglietto con nonchalance, sorridere come fosse una poesia d’amore scritta per voi, e tagliare la corda il più presto possibile!

P.S. per dovere di cronaca: l'anonimo del falso incidente l'abbiamo smascherato e si è giustificato dicendo: "c'ho provato!?". No comment.
"Se l'assicurazione rimborsasse i coglioni, tu saresti milionario". M. Audiard.


  



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