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martedì 5 aprile 2011

Pericle non è mai stato ad Arcore

Oggi è il Deomcrazia Day, manifestazione in parte politicizzata, alla quale noi aderiamo, non sicuramente per asseverazione partitica, con piacere reale (anche se con presenza virtuale), scrivendo poche righe nel blog. Ottima occasione di ricordare con parole non nostre l’importanza, di quello che viviamo e spesso sottovalutiamo, nella quotidianità. Usare il discorso di Pericle agli Ateniesi, sarà un modo banale, ma in questo periodo, dovremmo ascoltarlo e ripeterlo, sempre più spesso.

Siamo nel 431 a.C., Pericle pronuncia un epitaffio per i caduti del primo, di quelli che saranno quasi 30 anni, di guerra. Nel suo discorso, rivendica la necessità del popolo ateniese di difendere qualcosa di più dei propri confini, dei propri interessi, delle proprie mire egemoniche; Atene si batte per qualcosa di più grande: Atene si batte per la Democrazia. Sente la responsabilità di difendere questa forma di governo, i presupposti etici e morali, i diritti ed i doveri sociali e civili, che la contraddistinguono e la differenziano dal resto del mondo, non tanto per il proseguimento dello status quo attuale, ma per il futuro dell’Umanità. Le anime dei soldati, sacrificate, saranno santificate sull’altare della civiltà.
La tradizione ateniese, per mezzo di Tucidide, ci ha trasmesso queste parole:



“Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo
viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.


Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro

dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di

altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una

ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.


Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non

siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro

prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.

Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia

siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle

proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici

affari per risolvere le sue questioni private.


Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato

anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo

proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che

risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è

buon senso.


Qui ad Atene noi facciamo così.


Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo,

ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una

politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della

democrazia.

Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà

sia solo il frutto del valore.


Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni

ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso,

la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la

nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.


Qui ad Atene noi facciamo così."
Tucidide, La guerra del Peloponneso



 E qui in Italia?

Beh! Intanto oggi hanno votato a favore del conflitto di attribuzione del caso Ruby; poi si dice che sempre entro oggi (to fast and to furious!!) porteranno il disegno di legge costituzionale di riforma della giustizia a Napolitano e si prevede per frutta (di stagione, ovviamente) una bella discussione sul Ddl processo breve. Esasperare i toni, poi sarà il dolce accompagnamento al banchetto, già ricco di portate; perché si sa, noi siamo un paese emotivo, come diceva E. Scalfari, giorni fa. Davanti ad un bel trambusto ci esaltiamo: non capiamo niente di quello che ci succede intorno, ma siamo i primo ad alzare la voce; diamo qualche spintone, un paio di insulti, tante minacce e poi, tutto a tarallucci e vino. Il fatto che, almeno per quello che ci risulta, non esista un modo inglese, francese o tedesco, per tradurre quest'espressione, vorrà pur dire qualcosa!?

Noi in Italia facciamo così!




1 commento:

  1. Difendere la democrazia col megafono è PROPAGANDA. Schifo la propaganda politica, soprattutto quella vecchia e obsoleta. I bellissimi manifesti futuristi sono roba da museo, e basta. Manca la campagna del grano e chissà cos'altro. (e tu forse mi riprenderai sciorinando una lista di cose ben peggiori).
    Credo che ci siano partiti che sventolino questa parola impropriamente, cosí come lo fanno con tutto il resto d'Italia: dignità, sacrificio, famiglia, lavoro, fino alla evidente bandiera.
    Ammiro il modo con cui hai saputo portare il tema a un'attuale conclusione.
    sono convinto che:
    Esite democrazia in ognuno di noi. Ogni persona è una città.
    Non sventolo la mia bandiera italiana da molto tempo, non perché sono all'estero. Semmai è il contrario, sono all'estero perché non mi va di sventolare nessuna bandiera.
    Mi vergogno della falsa democrazia italiana.
    Non solo gli antichi greci avevano ragione, ma avevano ideali universali.

    CHI OGGIGIORNO INSEGNA IDEALI UNIVERSALI?
    CHI NE È CAPACE? CHI ANCHE SOLO ATTRAVERSO L'ESEMPIO FA QUALCHE TENTATIVO?

    Di sicuro non questi buffoni che non andrebbero bene nemmeno per il teatro, tanto sono vuoti dentro.

    La democrazia è la punta dell'iceberg di una società. Ci sono ideali enormi sotto la superficie. Ideali come ALTRUISMO, RISPETTO, TOLLERANZA, SACRIFICIO e LAVORO, UGUAGLIANZA, e (come dicono in molti) PARTECIPAZIONE E CONDIVISIONE.

    Non abbiamo bisogno di appartenere ad un gruppo o una lista, abbiamo bisogno mettere in assemblea tutti i gruppi tutte le liste, tutte le verità.

    DEMOCRAZIA è per me il risultato di una equazione alla mano di tutti, un linguaggio sulla bocca di ogni persona, una moneta che scambia idee e lavoro. Non è una scatola o un oggetto da soprammobile, un foglietto di istruzioni, un manuale di convivenza comunitaria. Democrazia non è l'elenco del telefono.

    Democrazia vuol dire ASCOLTARE, CAPIRE, REAZIONARE per un fine comune.

    "Città aperta al mondo"...bellissima!

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