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martedì 26 aprile 2011

Per chi guida la Ferrari

La pubblicazione del racconto di Ridolfi, con la complicità della pausa pasquale (riflessiva se ce n'è una) ci hanno portato a pensare molto sulle radici del Successo: anzi, per dirla con molta più semplicità, su che cosa è il Successo.La risposta non ce l'abbiamo ovviamente, tanto meno possiamo cercare aiuto nei maestri della letteratura e del pensiero per risolverci il compito, visto che siamo continuamente circondati da visioni completamente  agli antipodi.




Lord Byron, per esempio, sosteneva che “la vera pietra di paragone del merito è il successo”, quindi, noi sostenitori della meritocrazia, saremmo portati a vedere il successo, come la legittimazione del merito. Ma non è semplicemente così e non sempre i due aspetti sono abbinati: conosciamo molte persone meritevoli, che non godono di quel successo che noi comunemente intendiamo, così come (banalità delle banalità) molte persone sono lodate senza meriti. Allora, si può ricorrere all’aiuto di altre visioni intellettuali, pescando per esempio nella  duplice definizione che ne dà A. Bierce :” Successo. 1. Fine della lotta e inizio della delusione. 2. L'unico peccato davvero imperdonabile commesso a danno dei propri amici”. Allora per le due ragioni contenute nella dichiarazione, dovremmo ben guardarci dal successo, ma non è nemmeno così. La visione negativa, che si ritrova anche in Renard (“Per arrivare, occorre fare bassezze o capolavori. Di cosa vi sentite più capace?”) è un po’ deteriorata e di sicuro poco appagante, ci sta stretta, insomma: anche se in qualche circolo di autocommiserazione (le cui radici si fondano in un qualsiasi  degli –ismi moderni) ancora va per la maggiore.
Ma allora il problema, non è tanto quello di capire che cosa è, ma sta nella considerazione del Successo, nel significato che questo concetto prende, nella definizione lessicale e letterale, nell’uso comune di questo termine: il problema sta nel voler dare solidità a qualche cosa di assolutamente volatile.Spiegandoci meglio: non esiste un Successo assoluto. Non c’è un indicatore di successo per le persone, un metro di paragone, un codice di giudizio, una misura di confronto.Non ha successo chi ne ha più, di qualsiasi cosa; non ha successo chi arriva in fondo o in cima; non ha successo chi ha fama, popolarità; chi ottiene un buon risultato; chi trionfa, chi fa il boom.Il Successo, è diverso dal successo. Il nome proprio si distingue dal significato comune, perché si gonfia dell’emozione, del sentimento, della sensazione, completamente personale, che nel successo semplice è sempre paragonata e confrontata con quella degli altri.C’è Successo, soltanto dove c’è Futuro. Non quello di domani, ma quello da consegnare agli altri, quello per cui si vive.Non c’è successo nella mediocrità, nel pressappochismo e nel qualunquismo. Mark Twain diceva che “tutto ciò di cui abbiamo bisogno in questa vita, è ignoranza e fiducia; e il successo è assicurato”.C’è Successo nel prendersi le responsabilità, gli oneri; c'è Successo nel non avere paura. C’è Successo nell’Onore, nella Fedeltà, nella Disciplina, nell’Applicazione, nell’Ardimento, nel Coraggio, nella Lotta, nella Partecipazione: parole spesso non usate, per paura del passato, ma che racchiudo significati da riscoprire    (senza mai dimenticare le tragedie che hanno rappresentato).C’è Successo nel progettare e nei progetti: riuscire a portarli a termine è solo una fase, relativa. C’è Successo nella vittoria, ma ce n’è più nel voler vincere. C’è Successo nella sconfitta, se c’è stata una partita da giocare: non occorre la testa alta, è in un'altra parte il Successo, nel cuore. C’è Successo nell’affermazione, se abbiamo lottato cavallerescamente.Certe volte, c’è anche Successo nel successo, se si guarda bene.
E poi c’è sempre successo quando si lotta per quello in cui si crede: lo diceva meglio di tutti Ciripì (il Topo Spadaccino): “non si ha altro se non ciò in cui si crede”.
È il Successo di ogni giorno, quella cosa che ci porta ancora a credere e a lottare per il Futuro.

Per Narnja!!!!


Ah! Che cosa è il Futuro? Boh!?"il Futuro? il futuro è una Ferrari sul circuito di Imola; senti il rombo, la vedi un momento, senti lo spostamento d'aria, ti fischiano le orecchie e quello che rimane è l'odore di pneumatici e benzna. Il futuro!? Non lo so. Io sto dentro la Ferrari!!!". D. Ridolfi.

Oh, speriamo nel Successo e nel Futuro, anche da dentro la Panda!?!





2 commenti:

  1. Questa ultima giuro che non me la ricordavo!

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  2. E' per questo che me le segno tutte; sia le meglio che le peggio: prima o poi vengono utili... Ah!

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