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sabato 30 aprile 2011

Party Theme Survivor


Ebbene si ce l’abbiamo fatta, siamo sopravvisuti, riuscendo anche a salvare gran parte della nostra dignità. Si perché è proprio questo il problema delle feste a tema, come quella a cui eravamo stati invitati ieri sera. L’obiettivo, che deve sempre essere tenuto a fuoco, è infatti quello di essere in tema, per l’appunto, senza però scivolare nella macchietta. E non sempre è così facile!
Diciamocelo chiaramente, Susy, le feste a tema sono imbarazzanti2: per primo c’è l’imbarazzo del momento dell’invito, al quale qualsiasi mortale dotato di raziocinio e un minimo di amor proprio reagisce con un bel “..e adesso che cavolo mi metto io!?” e sciorina  una serie di lievi maledizioni all’organizatrice di turno. Ma a parte le prime ore di crisi, l’allarme rientra quando ci si butta dentro a qualche armadio ammuffito, estrapolando quanto di meglio può darci il nostro Nonno Ballerino o una qualche Zia d’Etichetta




Ma l’imbarazzo organizzativo, di solito si moltiplica a poche ore dall’evento, quando l’inclemenza dello specchio grida vendetta ed ormai non c’è nessun DOC Emmett L. Brown, che può farci compiere un salto temporale. La rassegnazione si trasformerà in scoraggiamento, quando ci consegneremo agli occhi attoniti dei party people, e concretizzeremo che quello che ci perplimeva sulla resa di quel look era un segnale da non sottovalutare. L’unica soluzione possibile, a quel punto è fare amicizia con il barman di turno e affogare il proprio senso estetico nel ginepro fermentato mischiato con dell’acqua brillante (al secolo Gin Tonic).
Ma a dire la verità, man mano che la festa procede, anche questo imbarazzo comincia a venir meno; non semplicemente perché si lascia spazio agli spiriti, intendendo che si diventa come le ciliegie sotto spirito, talmente si è bevuto: c’è qualcos’altro. Un qualcosa etereo che diventa cristallino con il passare del tempo, è qualcosa di simile ad un sentimento di umana solidarietà, di alleanza antropica, di altruismo, di democratico livellamento: nessuno può sentirsi veramente a proprio agio, conciato in quel modo, e dunque nessuno può criticare gli altri più di tanto e ci si affratella nell’orrido estetismo dei nostri (un)look. E ci si coalizza, perché c’è sempre chi sta bene anche conciato come è conciato, una alleanza per far sentire discriminato il bello (o la bella di turno), il diverso. Adesso si che ci si sente liberi di divertirsi e, aiutati dall’alcool, ci si comincia anche a sentire a proprio agio, con quelle assurde acconciature e quei vestiti clamorosi.

C'è una cosa però importante, fondamentale. Al di là di qualsiasi considerazione e di qualsivoglia insicurezza e introspezione. Le feste a tema vanno sempre onorate, punto e basta! Senza se e senza ma!?! Guai a presentarsi in borghese: quale ignobile bassezza sarebbe, quale deprecabile tentativo di prevaricazione estetica, quale insensibilità e mancanza di rispetto, sarebbe?? 
Il gruppo DanEm, che non si tira indietro, ieri sera alla festa “I migliori anni”, si è diviso in una compagine anni ’80/’90 e un’altra anni ‘60/’70, salvando alla fin fine “capra e cavoli”.
Honorable mention: Em era vestito da JamesBond/IlPadrino, con tanto di white dinner jacket originale d’antan, papillon, scarpa in spazzolato (degna di nota anche l’assenza della pochette nera, che è stata dignitosamente sostituita da un paio di mutandine di Dan, in microfibra nere, appunto, dettaglio che ha dato un tocco gagà al look). Ma bando alle ciance: immaginatevi il nostro provetto Raffaello Tonon, che si aggirava elegantissimo sotto casa, quando incontra il proprietario del locale sotto a noi. Il dialogo è stoico:
Em:”Ciao Renà. Oh, andiamo ad una festa, non è che di sera esco sempre così, eh?” dice lo 007 di Bastia, gongolando con la grazia degna dei ponti più alti delle crociere transatlantiche di quegli anni.
Ren:”Ah, non te preoccupà, io l’ho fatto per una vita sto' lavoro?!!!?

COSA AVRA’ VOLUTO DIRE?!


"Maschio!? 'Na minerale al 2!!!"


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