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venerdì 29 aprile 2011

Le idi del Marsili ?

Potrebbe succedere anche domani. Le ultime indagini compiute dicono che l’edificio del vulcano non è robusto e le sue pareti sono fragili. Inoltre abbiamo misurato la camera di magma che si è formata negli ultimi anni ed è di grandi dimensioni. Tutto ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe eruttare all’improvviso”.

Queste parole, non vengono da Mike Roark, al secolo Tommy Lee Jones, del film Volcano, ma sono di Enzo Boschi (risalgono all’anno scorso, per la verità), Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Sta parlando del più grande vulcano d’Europa, il Marsili, e degli ultimi, non troppo rassicuranti studi eseguitici dall’istituto.

Il Marsili Seamount, (google maps) è un vulcano dalle dimensioni imponenti, la cui struttura è di circa 70x30 km, si alza dal fondale per circa 3000m e si trova a 450m dal pelo libero dell’acqua. L’attività sarebbe stata rilevata da una serie di emissioni idrotermali, e dagli scandagli della nave da ricerca Urania del CNR, che avrebbe anche stimato la dimensione della camera magmatica in circa 8 km2 (per capirci, più o meno un terzo di Bastia, dove vivo).

Proprio ad aprile dello scorso anno, addosso al Capo Supremo dell’INGV, sono piovute numerose accuse di procurato allarme, con esimi esponenti del nostro mondo scientifico che hanno provveduto a catalogare l’altolà di Boschi come una bufala. Sembra infatti, secondo un autorevole scettico, il dott. De Vita (ricercatore all’Osservatorio Vesuviano), che non ci siano i presupposti per una imminente o futura eruzione, poiché “non è un vulcano che storicamente abbia mai dimostrato attività […] l’allarmismo era totalmente ingiustificato, ma fa parte del lavoro di alcuni media”.

I fatti, comunque sono questi:
-        un vulcano di dimensioni spropositate, si trova a circa 150km dalle coste di Sicilia e Calabria;
-        il seamount Marsili si trova in una zona di crosta oceanica (pseudo-oceanica) sottile, circa 10km, tipica delle aree di retro-arco, oceanizzate recentemente (circa 2Ma);
-        il vulcano avrebbe mostrato indizi di attività idrotermale e geotermica;
-        un’ampia porzione sommitale, risulterebbe particolarmente suscettibile a rischi gravitativi;
-        manca, come denunciato da Boschi, un’adeguata rete di monitoraggio.

Ergo, il rischio principale del Marsili (uno dei quattro vulcani sottomarini ritenuti pericolosi nel Mar Tirreno: gli altri sono il Palinuro, il Magnaghi e il Vavilov) non è tanto un’eruzione imminente, quanto il rischi di collasso di un grande porzione di materiale, che produrrebbe uno spostamento di milioni di metri cubi d’acqua, con il rischio di onde anomale per le coste.
Questa considerazione, non è troppo fantascientifica, in quanto sono già stati fatti studi (per esempio “AGU: Potentialfield modeling of collapseprone submarine volcanoes in the southern Tyrrhenian Sea (Italy) ) su questo geological hazard, per dirla all’inglese, ai quali si abbina la difficoltà di previsione e la scarsità di misure e di osservazioni possibili, dato l’enorme costo che una rete di monitoraggio completa comporterebbe.

E allora? Non ci resta che aspettare? Oppure il nostro Stato potrebbe cominciare ad investire fondi seriamente nella ricerca scientifica? Decidete voi.

Sognando California, 
California!!
un giorno il big one!?!



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