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sabato 2 aprile 2011

La superficialità mi inquieta, ma il profondo mi uccide.

Diceva così Ada Merini.
Viviamo in tempi superficiali. La stessa crisi, quella dei crolli dei colossi bancari, delle casse integrazioni e dei licenziamenti, dei fallimenti, dei pianti, delle famiglie senza stipendi che non arrivano alla fine del mese, delle file alle mense dei poveri, delle persone sprofondate nel baratro della depressione: bè anche quella, sembra qualcosa che ci abbia colpito soltanto la pelle. Fermatevi un attimo: vedete uno scenario da Codice Genesi, intorno a voi; è vero i consumi sono diminuti, l'inflazione cresce, la disoccupazione aumenta, ma la gente sembra soltanto in parte preoccupata, almeno qui da noi. E' preoccupata per il presente, per un piccolo futuro che vede davanti, ma per il futuro quello vero, quello che è laggiù e non sai dove, per quello sembra tranquilla, tutto passerà. E allora: è un atteggiamento superficiale questo? Forse si, forse la società della massificazione teleindotta, sta navigando a vista, senza meta, senza saper bene a  cosa va incontro. Oppure è da una certa forma di superficialità, leggerezza, chiamiamola anche incoscienza che si trae la forza per crescere,  senza farsi avvinghiare, soffocare, dalla profondità dei problemi, forti come anaconde?
Un grande navigatore, come Jack Sparrow diceva che l'importante non è la meta, l'importante è il viaggio. Non sappiamo dove andremo a finire, ne quando finiremo, ma noi siamo in viaggio: male che vada guardiamo il panorama!
Chiamateci superficiali se volete, ma noi sappiamo che ci sono nuvole in certe camere, con meno ombrelli di quello che pensi...


"non c'è luogo profondo che l'intelligenza non possa rendere superficiale" L. Sciascia



1 commento:

  1. ...se lo dice Jack Sparrow (mica cazzi)...allora...allora sí...
    buon viaggio!

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