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sabato 16 aprile 2011

Il figlio dei quaccheri..


Qualche giorno fa, durante la penultima giornata di regular season NBA, nella partita tra L.A. Lakers e S.A. Spurs, Kobe Bryant (uno dei migliori giocatori del mondo, se non il migliore) è stato beccato dalle telecamere mentre insultava un arbitro. E per fortuna che è di Philadelphia, la "città dell'amore fraterno"!?
Ho già scritto qualche cosa su questo argomento nel blogghettino dove parlo soltanto di basket, ma l’aspetto sociale, potrebbe essere importante riportarlo anche in questi posts.
L’insulto in questione, un fucking fag (praticamente, fottuto finocchio), rivolto all’arbitro, al 24 dei Lakers, è costato 100mila dollari: in Amreica, non si scherza, soprattutto in una Lega, l’NBA, che ha passato anni difficili ed ha investito molto, riuscendoci, nella lotta al razzismo.



Adesso, onestamente, non credo che Kobe Bryant sia un omofobo, razzista, o quasiasialtracosa-fobo, credo semplicemente che abbia peccato di superficialità: di quella superficialità gergale, che è latente, nemmeno troppo, in giro per le strade delle nostre città.
Schernire l’arbitro, dandogli dell’omosessuale, infatti, non è un modo razzista di discriminazione: quell’arbitro non è realmente gay (almeno a quanto si dice);  la guarda di L.A. non voleva ghettizzare una diversità. Bryant ha semplicemente usato un luogo comune, o quello che purtroppo è diventato. Ormai, crediamo di insultare le persone dicendogli “albanese”, perché sono vestite male, o “handicappato” perché non capiscono subito qualche nostra spiegazione, e via dicendo: l’elenco è lungo, ma ci siamo capiti.
Stanno diventando, e forse lo son già diventati da tempo, degli usi obbrobriosi, assurdi modo di dire, che vanno perseguitati e puniti (quando è possibile e prima che sia troppo tardi), come tante di quelle cose stupide che s’intrecciano nel nostro vivere comune. 
È il caso questo: colpire duramente, con un multa salata KB24, serve e servirà a non far passare sottotraccia il malfatto: la funzione di questi campioni, sta diventando sempre più, educativa, e questa responsabilità (per altro ben retribuita) se la devono prendere sulle spalle, al di là di qualsiasi trans agonistica. Senza banalità, devono essere d’esempio, perché hanno gli occhi di milioni di persone addosso, sono modelli rappresentativi. Starete pensando ai nostri politici nazionali, adesso? Soprattutto ad uno? Anche quello ha un intento educativo, è un ottimo modello: non fare e non dire niente di quello che fa lui! Perché se esiste un modello educativo, da prendere come faro, ne esiste uno diseducativo, da evitare, come le secche!!

Tornando a noi, ripeto, questi non sono, a mio avviso, episodi di razzismo, fondamentalmente nessuno ci crede in quell’eventuali discriminazioni, ma potrebbero diventarlo. E' soltanto il frutto della stupidità e dell'ignoranza umana, della ristrettezza lessicale, della povertà di contenuti, dei limiti dialettici, e un po' anche della chiusura mentale davanti alla diversità (simile al razzismo, questo si!). La questione, è che mentre il razzista,  insulta e  respinge il diverso direttamente, questo nuovo modo, intende colpire con gli pseudo-insulti, persone che non hanno propria quella diversità. Ammesso poi, che di diversità si possa parlare: questo presuppone un concetto di normalità, che a mio avviso è abbastanza volatile (ma ne riparleremo).
Se non si blocca in tempo, anche con segnali come quello del Commissioner NBA, questo orribile locus communis, questo parlare di piazza insensato, rischiamo che gli pseudo-insulti (perché insulti non sono) del genere, entrino a far parte del vocabolario gergale comune, creando i presupposti per una vera discriminazione. Siamo ancora in tempo?
Per ora, se di razzismo vogliamo parlare, questo sarebbe razzismo di serie B, di secondo livello, indiretto, per dire. Insomma, ripeto, più che discriminazione raziale, a me sembra ignoranza: ma in fondo su che cosa è fondato il razzismo?! 


"Nella vita moderna, niente è più efficacie di un luogo comune: affratella il mondo intero"     O. Wilde


Em




1 commento:

  1. In USA non si scherza...invece da noi lo si fa anche troppo.

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