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venerdì 15 aprile 2011

I lupi di Cernobyl

La presa di coscienza del Giappone, che il disastro di Fukushima, ha raggiunto il livello 7 dell’INES dell’AIEA (il massimo, come Cernobyl) ci fa tornare in mente, i risultati di uno studio letto diverso tempo fa.
Sono passati ormai 25 anni dal disastro nucleare che dall’Ucraina sconvolse il mondo. Le zone intorno a Cernobyl, sono quasi disabitate, i 50 mila abitanti di Pripyat, sono stati tutti evacuati, restano in quei territori qualche centinaio di persone, anche se si stima che sono molte di più, quelle che vivrebbero in aree ancora contaminate.
Nella zona di esclusione (quella interdetta agli esseri umani), la natura si sta riappropriando del territorio, cosa che farebbe ben sperare, ma c’è un qualcosa di lugubre, di inquietante.



Quelle città sono ora popolate da lupi, alci, cinghiali, volpi, conigli, una specie di Esercito delle 12 Scimmie: ma non la classica fauna selvatica della zona, prima dell’incidente. Questi animali hanno subito modificazioni genetiche, che ne hanno indotto dei cambiamenti nei sistemi neurovegetativi, almeno così sembrerebbe.
La comunità scientifica è divisa su due fronti, che rappresentano due importanti studi pubblicati uno su Biology Letters, di T. Mousseau (Un. della Carolina) e A. Moller (Un. di Parigi), l’altro su Nature, di J. Smith (Un. di Pourtsmouth, quello in USA).
I primi sostengono che questa rinascita della natura, sia effimera (dimostrando la limitata densità biologica in 1mq di terreno, rispetto alla norma) e, ricordando il tempo di decadimento del plutonio (373mila anni), sottolineano l’irreparabilità dei danni prodotti e l’inquietante avvento di specie mutanti. Smith, invece è critico su queste tesi: secondo i sui studi, quello che sta succedendo sarebbe la rivincita della natura sulle catastrofi naturali, frutto di una sorta di adattamento, dovuto a reminescenze genetiche primordiali. (In internet, potrete trovare moltissimi articoli, in merito a queste ricerche, che risalgono al 2007).
Lo scrittore Martin C. Smith ha scritto un libro “Wolwes Eat Dogs”, su uno dei tanti fenomeni strani che stanno avvenendo in quelle terre: dalle testimonianze dei pochi abitanti rimasti, i lupi (che le mutazioni genetiche hanno ridotto di taglia) sarebbe sopravvissuti mangiando i cani. Ed aggiungiamo: le gatte non riuscivano più a partorire cuccioli maschi, c’è stato un incremento di nascite delle rondini albine, i tassi di tumori per gli animali di grossa taglia sarebbero aumentati sostanzialmente: tutto conseguenza del contatto con le radiazioni nucleari. Tutt’altro sembrerebbe, rispetto ad un giardino dell’Eden. Intendiamoci, noi non crediamo alle leggende degli uomini con due teste; quelle persone che vivono là, le abbiamo conosciute ed anche ospitate qua a Bastia: sono come noi, con una testa solamente.
Gli scienziati sono ancora al lavoro per studiare più approfonditamente il fenomeno, perché, ironia della sorte, quelle zone sono diventate un grande laboratorio a cielo aperto, l’unico modo , prima di Fukushima, per studiare empiricamente i danni di una catastrofe nucleare.
In 25 anni la natura può sicuramente progredire e, anche in conseguenza dell’assenza dell’antropizzazione, riappropriarsi di quelle zone; ma che tutto sia avvenuto senza conseguenze, in modo naturale, appunto, ci sembra strano e surreale.
Perché una cosa è certa: le radiazioni non sono così salutari.



Per saperne di più, ci sono questi link: 1 2 3 4

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