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giovedì 31 marzo 2011

mobilità interna per Homer?

Saremo un po’ lunghi, ma ci piacerebbe fare un pochino di chiarezza su una situazione fondamentale, per noi, per il nostro futuro e quello dei nostri figli. Vogliamo parlare del NUCLEARE; ma non vogliamo spiegarvi come funzionano fissione e fusione, o ancora meno come lavorano le centrali, per quello poi, ci sono dei video in internet più comprensibili delle istruzioni delle Lego. Non vogliamo analizzare i pro ed i contro, perché li sappiamo tutti e li troviamo continuamente elencati dappertutto: vogliamo soltanto fare un po’ il punto della situazione in Italia, esprimere la nostra opinione, del tutto contestabile, senza fare campagna elettorale.



8-9 novembre 1987, noi DanEm avevamo 6 anni. In quella data, i quasi 30 milioni di cittadini italiani votanti (circa il 65% degli aventi diritto), con una schiacciante maggioranza, tra il 70 e l’80 per cento, sancirono di fatto l’abbandono da parte dell’Italia dell’approvvigionamento energetico dalla fissione nucleare. Il contesto di quel referendum era comprensibile; un anno e mezzo prima, l’incubo nucleare partendo da Cernobyl, aveva svegliato il mondo; ma il referendum anche quella volta fu una mezza italianata. Fu seguito dalle solite polemiche, fondate sull’ipocrisia di una classe dirigente paesana, poco lungimirante, e markettara: nessuno si preoccupò di dire, per esempio, che il nostro bel paese denuclearizzato, si sarebbe continuato a rifornire di “energia brutta” (almeno così era vista) dalla Francia, o nessuno ha mai parlato dei costi della denuclearizzazione (si stima che alcune nostre centrali hanno avuto dei costi di riconversione, superiori agli introiti prodotti in fase di funzionamento), o tantomeno di che fine avrebbero fatto le scorie fin lì prodotte.
Al di là delle polemiche, il nostro governo ha, un paio d’anni fa, deciso di ritornare all’uso dell’energia nucleare, indicandolo nel piano energetico nazionale e costituendo l’ASN (Agenzia per la Sicurezza Nucleare, presidente U. Veronesi). Con il DLgs 31 del 15/02/2010, fissò tempi e metodi per la localizzazione dei siti, l'esecuzione dei lavori, i benefici ai cittadini e enti locali interessati. Il decreto era aperto a modifiche e chiarimenti entro un anno dall'entrata in vigore: il Governo ha manifestato la necessità di apportargli dei cambiamenti, (Schema di DLgs n.333), ma il 4 marzo 2011, la Conferenza Stato-Regioni, ha dato parere negativo sullo schema di modifica. Perché è necessario modificarlo? Perché la sentenza 33/2011 della Corte Costituzionale, ne ha dato una parziale bocciatura, dichiarando il decreto, in parte incostituzionale, esprimendosi in particolare sulla modalità di ubicazione e realizzazione delle nuove centrali e dello stoccaggio delle scorie di produzione. La Corte, ha appunto deliberato che prima di rilasciare qualsiasi autorizzazione, lo stato deve ricevere il parere ufficiale delle regioni. Sebbene questo parere non sia vincolante, questo stop obbliga lo stato a concentrarsi maggiormente sul dialogo con le regioni, e i relativi cittadini; cosa questa abbastanza complessa visto l’atteggiamento generale tendenzialmente malevolo delle persone, che ancora ricordano il referendum sopra citato.
A questo punto, davanti al muro delle Regioni (e dei cittadini), il Governo, visti i tempi stretti, con un colpo di scena tutto italiano, ha approvato pochissimi giorni fa, in Consiglio dei Ministri, una moratoria di 12 mesi per lo sviluppo dell’energia nucleare e di 24 mesi sull’elaborazione della strategia (lo schema di modifica del DLgs 31, prevedeva tempi di 3 mesi). Credete che non sia probabile che questo passaggio sia stato reso necessario dalle incombenti elezioni amministrative e dalla conseguente preoccupazione del referendum proposto ( e per altro ammesso) dall’IDV? Davanti al comportamento nimby degli italiani, non conviene mettere la polvere sotto al tappeto e rimandare le pulizie a tempi migliori? Si rischia di perdere diversi comuni, soprattutto davanti a quello che è successo e sta succedendo (visto che le cose peggiorano ogni giorno) a Fukushima.
È anche giusto aggiungere, che il nostro Governo, facendo questo, continuerà a tenere in piedi le norme sul nucleare, facendoci spendere 400 milioni di euro per un referendum (quello di giugno), voluto e sentito dal popolo come pochi, ma che probabilmente non deciderà nulla.

Noi non siamo pregiudizievoli davanti al nucleare, ma crediamo che costruire centrali nucleari già vecchie, investendo miliardi di euro (e non è che ci escono dalle orecchie, eh!?) non sia la strategia vincente. Perchè non impegnare quei soldi nella ricerca, invece? Permetterebbe di raggiungere, magari anche più velocemente e in modo autonomo, lo sviluppo definitivo di quello che viene definito il nucleare pulito, quello chiamato di 4° generazione, in grado di recuperare e riutilizzare le scorie prodotte dalla fissione. Oppure verso il reattore a fusione (DEMO progetto ITER), aumentando ed incentivando gli sforzi teorici e sperimentali, verso questa possibile svolta tecnologica.
In più va detto che in un paese che non è in grado di gestire un tratto di strada di pochi km come il Verghereto (per non entrare nella banalità e parlare della SA-RC), non sia proprio la migliore delle idee, costruire delle centrali che hanno dei costi di realizzazione, gestione e produzione, antieconomici (vedi Garigliano, a Caserta, per altro possibile di riapertura). Per non parlare dei soliti magna magna, di casa nostra!? Facciamo gestire le scorie da chi gestisce la monnezza, no?!
In più l’Italia non è un paese uranifero, non sono presenti giacimenti di minerali contenti questo materiale, quindi si andrebbe di nuovo, ad attingere a dei resovoirs (anche in questo caso limitati, come il petrolio, per esempio) non nostri, noi dovremmo continuare ad acquistare da altri le materie prime, soggetti alle (seppur per ora labili) oscillazioni del mercato e ai ricatti geopolitici (ce l’avete presente quel tipo col turbante che viene col circo e le cavallerizze ad esportare il bunga bunga!?).
In ultimo, ancora non è accertato che il prezzo della bolletta energetica sarebbe inferiore, quindi si andrebbe contro il volere dei cittadini, senza garanzie. Non parliamo, invece, volutamente del problema delle scorie: sarebbe ipocrita, visto che l’Italia è ancora piena di residui radioattivi di fissione, delle vecchie centrali, alcune addirittura in stato liquido (i più pericolosi, a Saluggia per esempio) e nemmeno troppo controllati.

Allora: secondo la nostra semplice idea, di cittadini, limitatamente informati e formati, la soluzione energetica strategica, in Italia, viaggerebbe su due piani. Uno farebbe fronte alle esigenze immediate di riduzione delle emissioni (abbiamo firmato il piano 20-20-20) e potrebbe essere risolto attraverso l’incentivazione, non dissimulatrice, ma reale, delle fonti alternative (sistemi mini-idroelettrici, geotermia, fotovoltaico, eolico): abbattere le burocratizzazioni inutili e ridondanti sarebbe il primo passo, per non scoraggiare gli investitori, piccoli o grandi che siano. Sul piano futuro, invece si dovrebbe avviare un percorso di ricerca, sostenuto, serio, in linea con il momento, per lavorare sulla possibilità di migliorare l’efficienza dei sistemi alternativi, e sostenere un programma di ricerca sul nucleare pulito, come dicevamo sopra. Si stima che tra una ventina d’anni questa tecnologia sarà pronta; lo stesso tempo necessario per la realizzazione della prima centrale nucleare italiana (attorno al 2025 ritardi permettendo): il problema è che la nostra centrale, sarebbe già arcivecchia! Resteremmo fermi per decenni perdendo il treno delle rinnovabili, dell’efficienza energetica, senza peraltro intervenire nel tema centrale del momento: il cambiamento climatico e l’inquinamento.

Senza dilungarci oltre, sono questi i motivi per cui voteremo SI al referendum del 12 e 13 giugno, ma continueremo a sperare che il governo ritiri le leggi e proceda, per una volta in una direzione lungimirante.
Sperem!


“La politica è l'arte di impedire alla gente di impicciarsi di ciò che la riguarda”. Paul Valery






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