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venerdì 11 marzo 2011

E' veramente così importante essere simpatici a tutti?

Mi capita di venire accusato di ergermi sopra un trono, di essere particolarmente sagace, polemico, spesso logorroico e mettiamoci anche un po' spocchioso: il perfetto prototipo di quello antipatico.

In queste ultime settimane, ho scoperto, anzi per meglio dire, ho avuto la certezza empirica, di non raccogliere i consensi di alcune persone ("non lo sopporto" cit. testuale), appartenenti alla cerchia delle mie vecchie amicizie. Parlo di alcuni ex-componenti del mio gruppo di frequentazioni giornaliero post-adolescenziale (gruppo ampio ed eterogeneo, conseguentemente anche complesso ed articolato), che poi le ragioni della vita, hanno portato a dividersi. Le frequentazioni in questi ultimi 5/6 anni sono vertiginosamente calate, ad un paio all'anno, in occasione di feste comandate: battesimi, matrimoni, ecc.

Va da sé pensare che se ci si vede ormai così poco spesso, sarà perchè sie è scelto un cammino diverso, in cui si sono incotrate altre persone, e in cui siamo stati seguiti ed accompagnati soltanto da alcuni. Credo sia naturale che ci possa essere, per così dire, una certa preferenzialità di rapporti con qualcuno (che ancora fa parte molto attivamente della mia vita) piuttosto che con altri.

La discussione è nata ieri sera prima di andare a letto, con Dan, che sostiene di essere rammaricate di questo fatto della  non sopportazione mia. Lei mi dice che sarebbe dispiaciuta di ricevere altrettanta considerazione da parte delle sue vecchie frequentazioni: legittimo ma non è stato il mio caso. Quello che voglio dire, è che io me lo aspettavo di essere andato in antipatia a qualcuno, o di non essere mai stato particolarmente simpatico a qualcun altro: è la vita, non si può essere simpatici a tutti.

Quest'antipatia non è dovuta a sgarbi o mancanze (né procurate, né tanto meno subite, da me): è semplicemente dovuta al fatto che la comunione d'intenti di quando eravamo giovani, adesso è venuta meno; siamo cresciuti, sono venute fuori le personalità diverse, le visioni della vita, le passioni, gli interessi, propri di ognuno, e non con tutti condivisibili.

Devo dire, che non ho mai troppo coltivato queste amicizie, negli ultimi periodi, perché le diversità sono cresciute sempre di più, e non mi è sembrato possibile colmare queste differenze e discontinuità. .

Ho sempre diviso i miei rapporti: da un lato una cerchia (10%) per i quali potrei dare tutto, l'altro insieme, sono delle comparse, più o meno presenti, che condiscono l'insalata della mia vita.

Più mi invecchio, e più questi sistemi emotivi sono marcati e delineati; ho bisogno di avere attorno a me, persone con cui ho un feeling good - per dirla come la direbbe un cretino -, una comunione intellettuale ed affettiva, spesso emotiva ed emozionale.

Sia ben chiaro, non sarei capace di far del male ad una mosca: l'insieme dei 90%, non sono assolutamente miei nemici. Provo profondo rispetto verso di loro, ma non mi interessa la loro vita; per capirci, se andassero a vivere in un altro continente "in bocca al lupo di cuore!", ma non ne sentirei la mancanza giornalmente.

Non credo di essere un caso sociale, misantropo o classista s.l., credo soltanto di trattare il mio emisfero emotivo, con poca ipocrisia.

Soltanto così posso andare avanti e dare tutto quello che ho, alle persone per me più importanti.

Comunque è vero, che non sono estremamente simpatico, ma non tutti i film sono comici!!


Em   



1 commento:

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