mercoledì 16 aprile 2014

Caccia giordani distruggono un convoglio in Siria

Non si capisce ancora bene cosa sia successo: i fatti dicono di alcuni pick-up (sembra 4) distrutti da un raid aereo giordano, al confine tra il regno e la Siria. Non si sa chi ci fosse dentro ai veicoli, non si sa se ci siano stai morti, non si sa il perché dell'attacco, non si sa precisamente dove è avvenuto. Il ministro delle comunicazioni giordane ha detto che erano ribelli islamisti che volevano attraversare il confine, tuttavia sebbene la Giordania ha sempre tenuto i varchi sotto controllo - arrestando spesso uomini sospetti - sembra piuttosto strana la vicenda. Magari un eccesso di difesa, magari un segnale per esprimere la volontà forte di restare fuori dal degenerare del conflitto - rappresentato anche dall'ingresso in campo delle forze jihadiste.

Ne ho scritto per Formiche.

martedì 15 aprile 2014

La MERS torna a far paura: nuovo picco di epidemia in Arabia Saudita

L'Arabia Saudita ha confermato in queste ore, l'aumento dei casi nel regno di persone colpite da un virus potenzialmente mortale durante queste ultime settimane. Solo nel fine settimana sono stati infatti segnalati altri sei casi confermati di Sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS- Cov), uno dei quali – un paramedico del pronto soccorso del King Fahd General Hospital – è morto a causa delle complicazioni e un altro sarebbe in terapia intensiva.

Sarebbero diversi i paesi del Golfo interessati da casi di MERS, e secondo alcuni osservatori non si starebbe procedendo adeguatamente nelle attività di prevenzione.

La malattia è conosciuta dal settembre 2012, individuata dal virologo egiziano Ali Mohamed Zaki, e da quella data l'OMS ha confermato 228 casi, di cui 92 fatali – ma nelle ultime settimane, secondo quanto detto dall'epidemiologo australiano Ian Mackay al Wall Street Journal, ci sarebbero state altre 50 persone colpite.

Né l'Organizzazione mondiale per la sanità, né il ministero della Salute saudita – che ha comunicato in ritardo i decessi (ce ne sarebbe stato un altro oltre al paramedico) – hanno finora diffuso informazioni sulle possibili motivazioni del picco di contagi. Tuttavia i governi del Golfo hanno dichiarato di procedere secondo i protocolli sanitari alla prevenzione, allontanando le polemiche sulla propria negligenza: ma intanto domenica, è stato annunciato il primo caso in Yemen.

Studi medici dicono che i cammelli potrebbero essere individuati come organismi ospitanti del virus, sebbene la malattia potrebbe essere trasmissibile anche da persona a persona. Il ministro della Salute saudita Abdullah al-Rabeea ha fatto sapere di aver dato avvio a procedure di controllo, in modo che ogni paziente arrivato in ospedale con problemi respiratori, venga trattato come “virtualmente” affetto da MERS – in modo da poter limitare le trasmissioni.

Venerdì, il giorno di preghiera dei musulmani, un funzionario del governo saudita ha parlato prima del sermone settimanale in una delle principali moschee di Jeddah, impartendo istruzioni su come evitare il contagio – essenzialmente si tratta, per il momento, soltanto delle note accortezze igieniche di base.

Il virus che causa la patologia è del tipo Coronavirus (viene comunemente definita anche MERS-Cov), del tutto simile a quello della SARS, ma con un tasso di mortalità molto più elevato – per MERS è del 50%, per SARS del 10%, con una differenza di genere di 2:1 a sfavore degli uomini, riscontrabile anche nei contagi tanto che secondo alcuni scienziati potrebbe essere legata all'uso femminile del niqab che in questo caso svolgerebbe un ruolo protettivo.

Già lo scorso maggio il medico cinese Margaret Chan, direttore dell'OMS, aveva messo in guardia sui possibili rischi epidemiologici: «Siamo di fronte ad una emergenza sanitaria mondiale; non si tratta di un problema che un singolo paese possa contenere entro i propri confini o che possa facilmente gestire». In passato si sono registrati alcuni casi anche in Europa, mentre lo scorso giugno a Firenze furono colpiti, non in forma grave, due adulti e una bambina di 18 mesi.

Per il momento non si sono registrati casi dichiarati in Siria, ma ovviamente a preoccupare è la possibilità della diffusione della malattia in aree rese già sanitariamente deboli dalla guerra civile, dove il virus potrebbe trovare bacino d'espansione.

Il caccia russo che ha scherzato con la nave americana

Il Pentagono ha diffuso la notizia ieri: sabato un Su24 Fencer russo, avrebbe compiuto diversi passaggi radenti intorno al cacciatorpediniere "Donald Cook", inviato in missione nel Mar Nero. Un gesto provocatorio, che a tutti gli effetti testimonia il forte stato di tensione che si sta vivendo in queste ore nella regione.

Ne ho scritto un breve pezzo su Formiche.

lunedì 14 aprile 2014

10 menzogne raccontate dalla Russia sulla crisi ucraina

Mentre la situazione è ancora tutta in evoluzione - il vice segretario generale Onu per gli affari politici, Oscar Fernandez Taranco ha definito la situazione «più esplosiva che mai» - proseguono le azioni di propaganda di Mosca. Ci sono dieci argomenti principali, con cui la Russia sta spingendo le proteste verso un'incontrollabile deriva.

Li ho raccolti su Formiche.

1. Non ci sono agenti russi in Ucraina.

2. La Russia parla di attivismo di base, simile a quello del Maidan.

3. I separatisti godono del sostegno popolare.

4. Il rischio della guerra civile.

5 . La formazione della Repubblica Popolare di Donetsk.

6. La ritirata della truppe al confine.

7. Il pericolo per i gruppi russofoni nelle aree orientali.

8. Torna di nuovo la narrativa sul nazionalismo che muove il nuovo governo.

9. Le minoranze etniche, sono perseguitate dal governo fascista.

10. La Russia non sta usando il commercio (energetico) come ricatto.

Nel frattempo, proprio durante la stesura di questo pezzo, arriva un’ulteriore conferma del piano di sabotaggi e propaganda di Mosca. Il portavoce del Cremlino Dimitri Peskov, avrebbe raccontato che l’ufficio comunicazione del governo, sta ricevendo migliaia di lettere – indirizzate personalmente a Putin – in cui si richiede un intervento russo diretto per risolvere la crisi nella aree orientali dell’Ucraina.

domenica 13 aprile 2014

Nuove sanzioni in vista per la Russia: ma a che rischio?

Non si ferma l'escalation nelle aree orientali dell'Ucraina. In queste ore si susseguono notizie, che parlano di scontri a fuoco tra le forze speciali inviate da Kiev (l'hanno chiamata "operazione anti-terrorismo") e gli uomini incappucciati in divisa mimetica che stanno tenendo sotto controllo vari edifici amministrativi in diverse città delle regioni d'est - armamenti e comportamenti ricordano molto quello che si è visto in Crimea.

Il ministro degli Interni ucraino ha confermato che ci sarebbero stati morti e feriti in entrambi gli schieramenti; Lavrov ha già fatto saper che le vicende che si stanno susseguendo potrebbero mettere a rischio gli incontri previsti a Ginevra la prossima settimane; la Nato ha chiesto alla Russia di avviare una de-escalation - accusando, ormai apertamente, Mosca di quello che sta succedendo.

Da Parigi arrivano nel frattempo moniti diretti - dopo quelli di Stati Uniti e G7 - che parlano della possibilità di applicare nuove sanzioni alla Russia: ma con quali rischi? Enormi, almeno per le economie europee, soprattutto se non si uniscono ai paesi sanzionanti anche gli altri Brics, o paesi emergenti come l'Indonesia per esempio, o il Vietnam, ma anche il Messico e l'Egitto (che ultimamente ha fatto spesa militare a Mosca).

Ne ho scritto per il Giornale dell'Umbria.