martedì 22 aprile 2014

Dove sta il petrolio nel mondo

La mappa aggiornata delle riserve di petrolio - anno 2013 - accertate nel mondo. In testa, se si esclude il sistema OPEC nel suo complesso, c'è il Venezuela con 297.570 milioni di barili, seguita da Arabia Saudita (267), Canada, Iran e Iraq (fonte Wikipedia).




La Giordania fa retrofront sul Fronte Meridionale

Da diverso tempo si parla della possibilità del concretizzarsi di una forte alleanza di ribelli siriani al sud: il Fronte Meridionale, che forte di migliaia di uomini dovrebbe conquistare l'area del mezzogiorno siriano, per poi aprire la strada per Damasco. Ci sarebbe anche il sostegno giordano, saudita e americano, nell'aiutare questi combattenti: ma nei fatti, i risultati sembrano altalenanti, limitati nelle aree intorno a Daraa e non si vede nel futuro prossimo la possibilità dello sfondamento verso la capitale. E nel frattempo, la Giordania starebbe rivedendo la sua fiducia e le sue posizioni sul Fronte. Perché? C'entra il raid aereo di qualche giorno fa, c'entrano gli interessi personali e forse un po' c'entra la Russia.

Ne ho scritto per Formiche.




venerdì 18 aprile 2014

La lotta al terrorismo passa anche dai troll

Non è notizia che stupisce, sapere che fossero presenti in rete profili controllati dagli uomini del governo americano - e non solo - per osservare da vicino le attività, intense, influenti, importanti, che i gruppi islamisti stanno portando avanti on line negli ultimi anni. Quello che magari desta più scetticismo, è che uno di questi profili, ormai sia diventato ufficiale, alla luce del sole, e che litighi costantemente con quelli dei vari gruppi o militanti jihadisti. Dalla Casa Bianca si difendono dicendo che non stanno facendo trolling, ma stanno cercando di dissuadere militanti e simpatizzanti, attraverso argomentazioni valide. Funziona davvero? Difficile dirlo.

Ne ho scritto per Formiche.



giovedì 17 aprile 2014

La sostituzione del principe Bandar dal vertice dell'intelligence saudita

Qassem Suleimani
Il principe Bandar bin Sultan, diplomatico a capo dell'intelligence saudita dal 2012, è stato licenziato, sarà sostituito dal suo vice Youssef al-Idrissi. Non si tratta ormai di una notizia, visto che il regio decreto è arrivato lunedì, e soprattutto se ne parla già da tempo. Bandar è malato - faceva notare Guido Olimpio sul CorSera, che era da mesi ricoverato in Marocco, e secondo quello che scrive la BBC si tratterebbe di una sorta di dimissioni, una richiesta di esonero.

A Bandar era stata affidata la "pratica Siria", ma i risultati non erano stati ottimi - non era riuscito a deviare dal lato giusto i ribelli, lasciando spazio ai gruppi islamisti; e poi era entrato spesso in disaccordo con gli Stati Uniti, accusati di non volersi sporcare le mani, proprio da Bandar, ambasciatore a Washington fino al 2005 e amico di vecchia data americano (girava su internet la battuta "Bandar Bush", l'ho letta da @mazzetta, non so se è sua, ma non è troppo importante perché comunque rende l'idea). Sempre sulla "pratica Siria" un altro fiasco era stato il viaggio in Russia, per chiedere a Putin di abbandonare il sostegno al governo siriano: i risultati ce li ha raccontati la storia. E allora il re Abdullah - che è il cugino di Bandar - aveva deciso di affidare il dossier contro Assad direttamente in mano del ministro degli Interni, Mohammed bin Nayef, uomo molto ben visto a Washington, che secondo fonti citate da Reuters avrebbe il polso della situazione già da almeno cinque mesi.

Bandar ha un nemico giurato dall'altra parte delle coste del Golfo: Qassem Suleimani, capo della Quds Force. A metà aprile scorso durante una visita del leader di Hezbollah Hassan Nasrallah a Teheran, il misterioso Suleimani avrebbe condiviso con l’alleato il suo piano operativo per la Siria - la strategia prevedeva la formazione di 150 mila uomini da integrare nell’esercito siriano, in gran parte provenienti da Iran (Basij) e Iraq, dai ranghi della milizia libanese, e dai paesi del Golfo e dal Pakistan.

Non c'è nemmeno bisogno di dire chi ha vinto per il momento lo scontro, non solo di nervi, nel Golfo: basta pensare che Bandar ammalato esce di scena e il volto grigio dei Quds fa foto da divo di Hollywood.


L'Iran e il proxy ucraino per il consolidamento internazionale

Giorni fa il ministro dell'Industria iraniano s'è fatto avanti: cercava clienti, proponendosi come partner affidabile agli occhi dell'Europa. "Sì, ma hanno le sanzioni", si dirà: vero, ma il gioco di Rouhani è dimostrare di meritare un alleggerimento, proseguendo comunque nei propri interessi. Un faccia all'esterno, e un piano all'interno: diventare una potenza di riguardo, di riferimento, in tutta l'area mediorientale - e non solo.

Ne ho scritto per Formiche.